sabato 23 aprile 2011

Udinese-Parma: il pericolo arrivera' dalle punte

Messaggero Veneto, 22 aprile 2011
L' angolo del tecnico
di Maurizio Trombetta

È ancora un po' in divenire il Parma di Colomba, incoraggiato e facilitato dall'importante successo sull'Inter. Il morale rinfrancato e un'ulteriore settimana di lavoro consentiranno al tecnico subentrato da solo due partite, di poter migliorare feeling e conoscenza del gruppo e di poter trasmettere idee e concetti di gioco sempre più approfonditi. Subito individuati gli uomini chiave e la loro disposizione in campo. Schema di base è il 4-4-1-1: le caratteristiche dei giocatori a disposizione consigliano e comunque permettono una naturale grande attenzione e disponibilità nella fase di non possesso palla. Il Parma cercherà sicuramente di impostare la partita come l'Udinese ha fatto a Napoli. Dovranno essere molto attenti e intelligenti i bianconeri a non permetterglielo. Difesa. Sembra essere questo il reparto più deficitario. Paletta e Lucarelli formano una coppia centrale non di primissimo livello. Zaccardo a destra è quasi un difensore centrale aggiunto, Gobbi a sinistra fludifica di più. La linea si muove comunque con attenzione rimanendo sempre stretta e compatta, di fatto sempre piuttosto corta sul reparto di centrocampo. Centrocampo. Qui il fulcro, la base e in pratica la chiave di volta della squadra di Colomba. Quando si può avvelere del duo centrale formato da Dzemaili e capitan Morrone, il reparto garantisce filtro, contrasto, corsa di primo livello. Sorprendentemente pericoloso (solo per chi non lo conosce abbastanza bene) il capitano in fase di inserimento, soprattutto senza palla. Il reparto sarà completato a destra da Valliani e Modesto a sinistra. Su questa fascia l'allenatore ha fatto un piccolo capolavoro. Facendo giocare in coppia due esterni poco difensivi come Gobbi e Modesto, ne limita di fatto le carenze in fase di contenimento, esaltandone quelle offensive. Attacco. La disponibilità al sacrificio di Amauri unita al comportamento quasi da centrocampista di Giovinco fanno veramente venire in mente l'Udinese di Napoli. La squadra molto corta e bassa diventa davvero pericolosa quando può ripartire, una volta recuperata palla, prendendo come punto d'appoggio il centravanti brasiliano accompagnato dall'inserimento immediato di tre o quattro giocatori a turno. Su questo canovaccio si inserisce come vera e propria "ciliegina" sulla torta Giovinco, funambolico trequartista, una sorta di mix fra Sanchez e Di Natale. Meno progressione del Niño, ma stessa velocità di piedi e di "pensiero" di giocata di Totò.

sabato 16 aprile 2011

Napoli-Udinese

Messaggero Veneto, 16 aprile 2011
L'angolo del tecnico
di Maurizio Trombetta

La bolgia dello stadio San Paolo e l'impressionante carica agonistica che la squadra partenopea riesce a trasferire sul campo di gioco nella difficilissima ma altrettanto affascinante trasferta di Napoli. Questo attende l'Udinese che ha già dimostrato di essere capace di tirare fuori il meglio proprio in situazioni così calde e stimolanti, un esempio su tutti il fantastico "massacro" del Milan, primo in classifica, al Meazza. E allora la devastante forza d'urto del Napoli attuale può fare meno paura. Perché nonostante l'ottima organizzazione della "macchina" messa a punto da Mazzarri, la gran qualità dei giocatori e l'entusiasmante momento che Napoli tutta sta vivendo, qualche spiraglio nel quale intrufolarsi per "rovinare la festa" c'è. Anche loro, come noi, sono capaci di esaltarsi con i ritmi forsennati di gioco. In particolare nelle situazioni di "transizione positiva" con il velocissimo ribaltamento dell'azione da passiva ad attiva alla ricerca dell'immediata conclusione a rete. Sicuramente le due squadre più "pestifere" del campionato nell'attuare il pressing per il recupero palla. Fase di non possesso. Contrasti, "rimbalzi"e soprattutto palle intercettate nella zona centrale del campo saranno decisive per l'andamento del match. Il Napoli è impressionante e quasi unico nella maniera di pressare. Non, come la maggior parte delle squadre, tutti dietro la linea della palla e movimenti a scalare in avanti. Si muovono quasi a "fisarmonica", con i difensori che si alzano cercando l'anticipo e gli attaccanti che pressano la palla con grandi rincorse a ritroso. Quasi una specie di "compressione" in mezzo al campo, nella quale si trovano a meraviglia centrocampisti recuperatori come Pazienza e uno fra Gargano o Yebda. Guai a farsi intrappolare li in mezzo, bisogna riuscire a sfruttare le rare situazioni di sbilanciamento, in cui la "fisarmonica" è leggermente troppo distesa, per potergli fare poi veramente "male" con le ripartenze. Fase di possesso. Quando recuperano palla con questa disposizione raccolta, sono poi fenomenali a "scoppiare" quasi come una bomba, con corse veloci in verticale dei tre fenomeni davanti e dei due "treni" laterali Maggio e Dossena. È difficile beccarli in contropiede. Sviluppano un gioco lineare con movimenti e passaggi semplici ed essenziali che, se sbagliati, consentono di perdere eventualmente palla sulla profondità. Le corse in profondità nei settori laterali dell'area di rigore dei due trequartisti Hamsik e Cavezzi, e gli inserimenti per il cross dei due esterni, sono in assoluto le situazioni di gioco più pericolose.


martedì 12 aprile 2011

Udinese--Roma: ULTIMI 45' SPESSO FATALI ALLA LUPA

Messaggero Veneto, 8 aprile 2011
L'angolo tecnico
di Maurizio Trombetta

Udinese e Roma sono reduci da sconfitte "inattese". Risultato a cui non erano più abituati né i friulani, reduci da undici turni utili consecutivi, né i giallorossi, alla prima battuta d'arresto dall'avvento in panchina di Montella. Chi reagisce meglio è sicuramente avvantaggiato nella gestione della partita. Meglio un'allenatore navigato come Guidolin, con un gruppo giovane e relativamente inesperto di pressioni di altissimo livello, o un tecnico alla prima esperienza in Serie A alla guida, però, di un gruppo di campioni, già di per sé stessi abituati e anzi quasi bisognosi di "sguazzare" (come i bambini nell'acqua) in mezzo a situazioni difficili con enormi pressioni psicologiche? Io dico che l'Udinese farà la prestazione "giusta"... La forza dell'avversario e l'importanza dello scontro diretto, permetteranno di superare e non far eccessivamente risentire delle importantissime assenze di Inler e probabilmente del "Nino" Sanchez. Fase di possesso. Partiamo da questo aspetto perché è assolutamente quello in cui la squadra eccelle. Montella ha disegnato una Roma "spallettiana", sia nel modulo 4-2-3-1, sia nella scelta dei giocatori, con il ritorno di Totti a far la "finta" prima punta. Vucinic gioca da punta vera alto a sinistra, Menez o Taddei a correrre a destra, Perrotta a "fare legna" in mezzo al campo, sempre pronto a buttarsi dentro in tutti gli spazi lasciati dal capitano. Pizarro e De Rossi sono una coppia di centrocampo di livello mondiale, dietro la mancanza di Mexes con l'inserimento di Cassetti nel ruolo di terzino destro, porta maggior equilibrio in fase di spinta. Questa Roma gioca ancora troppo poco sulle fasce, tendendo ad accentrarsi eccessivamente. Risultato? Non viene completamente sfruttato il potenziale della squadra. Fase di non possesso. Fino a che la squadra riesce a tenere alti i ritmi di gioco, aggredendo sempre l'avversario in possesso di palla, con le distanze corte fra uomini e reparti, è davvero difficile giocarci contro e sviluppare gioco. A vantaggio suo il fatto di riconquistare palla alta con la possibilità poi di sfruttare l'enorme potenziale dei suoi attaccanti. A vantaggio degli avversari la possibilità di giocare contro una linea di difesa piuttosto alta, con ampi spazi dietro la schiena che, se presa d'infilata, può andare in grossa difficoltà. Quando poi i centrocampisti calano in intensità di corsa e/o i giocatori d'attacco fanno i "capricci" in fase di non possesso, cominciano i dolori. E questa Roma ha dimostrato di soffrire non poco nei finali di partita.

domenica 3 aprile 2011

Lecce-Udinese: anche loro sono bravi a ripartire

Messaggero Veneto, sabato 2 aprile 2001 
L'angolo del Tecnico 
di Maurizio Trombetta

Non è sicuramente più la "banda" che si è presentata all' andata beccando quattro gol al Friuli questo Lecce. Certo, il favore del pronostico è tutto per l'Udinese che però dovrà essere brava a non dimenticarsi che le partite vanno vinte sul campo con i fatti non a parole. Il Lecce, come i friulani, è più pericoloso nelle ripartenze rispetto allo sviluppo di azione manovrata. La squadra di De Canio potrebbe essere messa in maggiore difficoltà più dalle accelerazioni improvvise dell'Udinese, piuttosto che da un elevato ritmo di gara, caratteristica nella quale i salentini possono anche essere non così inferiori ai friulani. Fase di non possesso. Il modulo è un vero e proprio 4-1-4-1. Incredibile l'applicazione in maniera sistematica della pressione sul portatore di palla e del conseguente adattamento in "copertura" diagonale dei quattro giocatori della linea di centrocampo. Con in più un mediano di contenimento come Vives ad agire da vero e proprio "libero" davanti alla difesa, e una prima punta che, partecipando anche alla fase di riconquista, si abbassa molto fornendo un primo importante filtro alla linea di centrocampo. Pochi contrasti, tutti molto attenti a non farsi superare dal diretto avversario, in pratica la squadra si abbassa recuperando palla poi per intasamento degli spazi davanti alla linea di difesa. Da rilevare un atteggiamento di gioco eccessivamente "a zona" da parte di tutti i giocatori in fase di non possesso. Le accelerazioni palla a terra e gli inserimenti da dietro dell'Udinese potrebbero, di fatto consentire di saltare interi reparti di gioco avversari. In particolare quello di difesa i cui due centrali di origine brasiliana Fabiano e Gustavo, non sono proprio sinonimo di impenetrabilità. Fase di possesso. Dalla posizione ritirata in cui si trova la squadra quando solitamente recupera palla, la ripartenza in assoluto più pericolosa è quella dell'immediato cambio di gioco in profondità per l'esterno di parte opposta. L'inserimento con la corsa oltre la linea difensiva avversaria, è un movimento in cui eccelle l'ex Di Michele che immagino giocherà nella sua posizione naturale di esterno sinistro, mentre dall'altra parte di sarà uno fra Oliveira o Munari. Tutti i centrocampisti, comunque, sono abili nell'inserirsi due o tre alla volta: Munari a destra con la corsa, il giovane ma interessantissimo Bertolacci, mancino di qualità bravissimo ad infilarsi anche palla al piede. Davanti, senza comunque dare un punto di riferimento fisso, dovrebbe giocare Corvia, abile finalizzatore, rispetto al più tecnico, ma meno attaccante Jeda.

domenica 20 marzo 2011

Udinese-Catania

Messaggero Veneto, sabato 19 marzo 2011
L'angolo del Tecnico 
di Maurizio Trombetta

C’è da fare il “lavoro sporco” per i ragazzi di Guidolin contro il Catania. È una squadra agonisticamente e caratterialmente forte la banda siculo-argentina di Simeone. Tutti o quasi nati nella classe ’84, ora il gruppo può riconoscersi nello spirito argentino con tutto ciò che ne consegue: grande furore agonistico, carica competitiva anche all’interno della squadra, doti tecniche di buon livello, ma soprattutto un corpo unico pronto a lottare per superare anche difficoltà apparentemente insormontabili. L’Udinese è più forte qualitativamente, ma per poterlo far “pesare” in campo dovrà prima mettersi sullo stesso livello fisico-agonistico.

DIFESA Dovesse giocare Schelotto a destra, al posto dello squalificato e più difensivo Alvarez, credo sarebbe in assoluto la difesa più alta (come statura) di tutto il campionato. Silvestre e Spolli a formare la coppia centrale, due marcantoni potenti, ma non certo rapidi; a sinistra Marchese, altro terzino di stazza, che garantisce attenzione difensiva e discrete doti in fase di spinta. Se non adeguatamente coperta e aiutata dal filtro di centrocampo può naturalmente essere messa in grossa difficoltà dal gioco rapido con palla a terra e inserimenti da dietro dei bianconeri.

CENTROCAMPO E ATTACCO Vanno analizzati insieme perché la disposizione dell’uno naturalmente condiziona ruoli e compiti dell’altro, ma anche perché in pratica tutti i componenti del reparto avanzato partecipano alla fase di recupero palla. Attività nella quale eccelle Carboni, una specie di “gobbo di Notre Dame” che macina tutto ciò che trova davanti a sé. Nelle ultime due gare Simeone ha utilizzato il 4-2-3-1, che riesce però a trasformare abbastanza facilmente in un 4-3-3 col cambio di uno o due giocatori, comunque tutti duttili e capaci di interpretare diversi ruoli nel settore avanzato. L’unico che non si adatta e che fa solo e sempre il punto di riferimento avanzato, sia come sponda in fase di sviluppo della manovra sia come finalizzazione dell’azione, è il bomber Maxi Lopez. Dietro a lui Bergessio, altro attaccante dal gol facile, in grado di giocare sia da prima punta che da esterno avanzato, il peperino Ricchiuti, trequartista capace di giostrare in qualsiasi zona della metà campo avversaria, e uno tra Gomez o Llama, il primo più adatto al 4-2-3-1, il secondo al 4-3-3. Sicuro l’impiego di Lodi, finalmente approdato in cabina di regia; l’eventuale inserimento di Ledesma al posto di un attaccante, porterebbe a uno schieramento di centrocampo a tre per consentire maggior filtro centrale.

martedì 15 marzo 2011

Cagliari-Udinese: Tutto ruota attorno a Conti

Messaggero Veneto, 12 marzo 2011
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta

Squadra tosta il Cagliari. Superare questo test rappresenterebbe un’ulteriore dimostrazione di grande maturità da parte dell’Udinese. I rossoblu sono una squadra bella da vedere in campo. Un gruppo unito che si muove insieme nelle due fasi di gioco, dimostrando di avere ben chiari i concetti guida secondo i quali comportarsi in funzione delle varie situazioni di gioco. Il modulo adottato da Donadoni è il 4-3-1-2, decisamente più simile, sia per caratteristiche di gioco che per interpreti, a quello dell’ex Allegri piuttosto che a quello del suo predecessore Bisoli.

FASE DI NON POSSESSO Qui in particolare si vede la compattezza della squadra sia quando cerca di recuperare palla alta, a cavallo della metacampo, sia quando accorcia con la linea dei centrocampisti sulla linea di difesa per impedire la conclusione “facile” dei giocatori avversari. I 4 + 3 si muovono molto ben coordinati, con una buona pressione sulla palla, un buon gioco di coperture reciproche, sempre pronti ad abbassarsi, per togliere spazi e tempi di giocata, in caso di palla filtrante. Linea difensiva affiatata e abituata a giocare insieme con il solo Perico al primo anno in rossoblu. Centrocampo con il trequartista Cossu sempre pronto ad abbassarsi in zona centrale per coprire sul mediano avversario, le due punte che si dispongono piuttosto larghe per infastidire l’inizio azione dei difensori laterali. Non c’è che dire, a centrocampo sarà una “lotta” spettacolare.

FASE DI POSSESSO Il capitano Conti, regista davanti alla difesa, dirige il gioco con ottime geometrie e un gran piede sia nel lancio lungo e preciso, che nelle conclusioni. Ai suoi fianchi Nainggolan in grado di non far rimpiangere lo squalificato Biondini ( forse un po’ meno corsa, ma ancora più contrasto e forse anche qualità di piede) e Lazzari, una mezzala vecchia maniera con spiccate doti offensive ed un gran bel sinistro. Trequartista il “moto perpetuo” Cossu, sempre pronto a buttarsi negli spazi laterali avanzati, da dove è in grado di fornire assist mortiferi; con palla a lui fuori dagli angoli dell’area di rigore scatta “l’allarme rosso”. La mancanza di Nenè in attacco toglie sicuramente qualcosa in fase di gioco aereo, ma il “torello” cagliaritano purosangue Ragatzu, è in grado di fornire maggior movimento ed una maggior rapidità nello sfruttare i “rimbalzi”. Terminale avanzato Aqcuafresca, capace di segnare in tutti i modi (azione personale, tiro, conclusione su sviluppo azione dei compagni), cui fanno buona compagnia in fase realizzativa, praticamente tutti i centrocampisti, in grado trovare il gol con una certa facilità nei frequenti inserimenti che effettuano a turno.

domenica 6 marzo 2011

Udinese-Bari: mediana rinforzata per aiutare la difesa

Messaggero Veneto, 5 marzo 2011
L'angolo del tecnico
di Maurizio Trombetta

Quarantasette punti dell’Udinese contro i sedici del Bari. Magari fosse sufficiente solo questo per aver già vinto la partita. Invece no, servirà giocarla bene e come si deve. Nonostante le evidenti difficoltà nelle quali si è trovato a operare Mutti, il pareggio in recupero di domenica e il fatto di giocare fuori casa, possono essere piccoli, ma anche importanti fattori positivi per le residue speranze di salvezza dei pugliesi. Certo questo non è più il bel Bari di Ventura di inizio campionato. Barreto e Almiron, assenti da tempo, non si possono certo “regalare” così a cuor leggero, soprattutto in una squadra, per il resto, con così poca qualità di organico.

FASE DI NON POSSESSO Dare copertura a una linea di difesa non esattamente impenetrabile: questo il principale obiettivo di Mutti, che con Codrea in mezzo ai “fisici” Gazzi e Donati, cerca di tenere corte le distanze tra i reparti di difesa e centrocampo che vengono a formare così un unico “pacchetto difensivo”. Davanti i due trequartisti si possono schierare larghi a formare una linea a cinque, rafforzando le fasce, o più centrali, lasciando il compito del raddoppio in fascia ai due mediani laterali. Dietro la linea a quattro, probabilmente composta in pratica da tre difensori centrali, Masiello, Glik e Rossi, più il fluidificante Parisi a sinistra, risulta vulnerabile sia sulle palle in profondità, che sul gioco rapido con palla a terra.

CENTROCAMPO Squadra chiusa e raccolta nella propria metàcampo, lo sviluppo della manovra viene naturalmente affidato soprattutto al veloce ribaltamento dell’azione per sfruttare le doti di corsa del trio avanzato. Soprattutto Ghezzal e Huseklepp in grado di ricoprire diversi ruoli dietro o di fianco alla prima punta Castillo. In particolare lo sconosciuto norvegese gran falcata nell’arco di tutti i 90’, capace di allungare pericolosamente le difese avversarie quando, giocando da seconda punta centrale, si butta negli spazi. Discorso a parte merita Ghezzal, non a caso a volte lasciato fuori, giocatore di gran potenziale, corsa, fisico, numeri tecnici notevoli, ma discontinuo e umorale. Proprio per questo maggiormente pericoloso in quanto “gasato” dopo il fantastico gol di esterno destro di domenica scorsa contro la Fiorentina. Davanti a tutti il “rognoso

domenica 20 febbraio 2011

Udinese-Brescia: grande densità in fase difensiva

Messaggero Veneto, 19 febbraio 2011
L'angolo tecnico
di Maurizio Trombetta

Molto probabilmente non sarà semplice come potrebbe apparire a un primo superficiale esame, il turno casalingo dell’Udinese contro il Brescia. Squadra ad immagine e somiglianza del suo allenatore, richiamato in panchina da tre settimane, è decisamente più “pestifera”, soprattutto in fase prettamente difensiva rispetto al Cesena battuto domenica. Oltre a ciò i lombardi potranno anche puntare a un comunque positivo pareggio in trasferta, con le conseguenti possibili maggiori difficoltà per l’Udinese di sbloccare il risultato, e il pericolo di esporsi al contropiede, arma preferita del Brescia. Inchini ora dispone la squadra col 3-5-1-1, con uno schieramento quindi esattamente speculare rispetto ai friulani, con l’unica e sostanziale differenza dell’evidente minore qualità dei giocatori che può schierare in campo.

FASE DI NON POSSESSO L’abbassamento dei due esterni a formare una linea di cinque difensori consente una maggiore copertura dell’ampiezza del campo e densità di giocatori in zona arretrata rispetto alla disposizione 4-3-2-1 adottata da Iachini ad inizio campionato. L’inserimento in squadra di Zebina, in difesa, Zanetti e Filippini a centrocampo, ha portato maggior esperienza in mezzo al campo, togliendo però qualcosa in termini di freschezza ed esuberanza atletica. Capitan Bega nella posizione di centrale, si comporta in pratica da “libero” senza compiti di marcatura, pronto a intervenire in seconda battuta in caso di difensore saltato e a coprire la zona centrale davanti alla porta sui cross. La squadra non pressa alta sui difensori avversari e il recupero della palla avviene prevalentemente basso nella propria metàcampo, con la partecipazione di centrocampisti e difensori che tendono ad arretrare per restringere gli spazi a disposizione delle giocate avversarie. L’“immortale” Filippini garantisce corsa e fastidiosa presenza di gioco o da mediano davanti alla difesa o da mezzo sinistro, in alternativa a Zanetti, più regista, o Hetamay, corsa e contrasto, ma ancora poca malizia per il calcio italiano.

FASE DI POSSESSO Il trequartista e la punta, che non partecipano quasi per niente alla fase difensiva, si dispongono in posizione strategica per l’immediato ribaltamento dell’azione con il successivo accompagnamento in fase di appoggio all’azione offensiva di due giocatori a turno, uno per lato, dei giocatori che formano le coppie di mezzala ed esterno di centrocampo. Decisamente più portata a spingere sul lato destro dove Zambelli è dotato di gran corsa e buon piede sia per il cross che per la conclusione in porta, si alterna negli inserimenti con Kone, molto pericoloso nelle percussioni palla al piede, mezzala destra con caratteristiche quasi da trequartista. Sempre sul centro-destra preferisce e soprattutto è in grado di rendersi più pericoloso, il talento ancora un po’ discontinuo del mancino terribile Diamanti. Nel ruolo di prima punta Caracciolo, più fisico e prepotente sui movimenti nello spazio sia a protezione della palla che nelle conclusioni sui cross, o Eder, agile, scattante e mortifero quando può concludere sui tagli con palla dentro.

lunedì 14 febbraio 2011

Cesena-Udinese: Cercasi terzino sulla sinistra

L'angolo tecnico
di Maurizio Trombetta

Non è più il Cesena sbarazzino ed entusiasta che si era presentato al Friuli con sette punti nelle prime cinque partite, quello che incontra l’Udinese domenica in Romagna. È sicuramente più cosciente dei propri limiti e “pauroso”, consapevole delle enormi difficoltà della Serie A. Il mercato di gennaio ha portato giocatori con maggior esperienza della categoria, ma i continui cambiamenti di formazione di quest’ultimo periodo, non hanno ancora consentito al tecnico di trovare la quadratura del cerchio, con la conseguente difficoltà di una adeguata stabilità di rendimento della squadra. Il 4-3-3 di Ficcadenti, sta subendo continue modifiche e adattamenti che, senza più un’ala vera come Schelotto, si sta evolvendo in un 4-3-2-1 con l’evidente intento di fare più densità in mezzo al campo. Sguarnire le fasce contro l’Udinese equivarrebbe a un mezzo suicidio. Da verificare gli accorgimenti difensivi che adotterà il tecnico romagnolo per arginare il fantastico gioco di inserimenti sulle corsie esterne dell’Udinese.
DIFESA È il ruolo di terzino sinistro quello che sta attualmente creando i maggiori problemi. Addirittura troppo brutto per essere vero questo Santon, sia nelle sue ultime apparizioni nell’Inter sia a Napoli domenica scorsa. Ficcadenti ha adattato sulla fascia un centrale come Della Fiore; un’alternativa sarebbe Felipe, ma non credo sarà facile convincere il brasiliano a giocare lì dopo che è venuto via dalla Fiorentina probabilmente anche per questo motivo. Al momento l’unico giocatore di ruolo a disposizione è il non fenomenale Lauro. Con la struttura e la corsa di Ceccarelli sulla corsia destra, il reparto sarà completato da due fra Pellegrino, Felipe e Von Bergen a formare la coppia centrale.
CENTROCAMPO Il trio da destra a sinistra con Sammarco, capitan Colucci e Parolo, non sta garantendo al momento una sufficiente pressione sui portatori di palla avversari. Un filtro non adeguato permette pericolosissime verticalizzazioni avversarie con i giocatori del reparto arretrato troppo spesso costretti a rincorrere con corse di recupero rivolti verso la propria porta, la situazione peggiore e in assoluto più deleteria per una squadra che difende a zona. In fase di possesso palla il regista Colucci è attualmente costretto a “cantare e portare la croce”, e il talentuoso Parolo sta pagando lo scotto della prima stagione in Serie A.
ATTACCO L’inserimento di giocatori più piccoli e rapidi come Giaccherini e Rosina, con caratteristiche più da trequartisti, porta a uno sviluppo della manovra prevalentemente per vie centrali. O palla a terra nei piedi sul movimento tra le linee dei due “piccoli” pronti poi a puntare palla al piede i difensori avversari; o palla lunga sulla punta centrale con i due supporti pronti al “rimbalzo” sulla palla che rimane lì, e/o all’inserimento .sulla “spizzata” con palla che passa. Non esteticamente bello, ma infaticabile ed efficacissimo in questo ruolo di punto di riferimento avanzato, il possente Bogdani.

giovedì 10 febbraio 2011

UdineseBlog: l'intervista al Mister

http://www.ilfriuli.it/
9 febbraio 2011

Maurizio Trombetta, ex vice di Guidolin e allenatore che - ricordiamo - è riuscito a portare il suo Cluj ai vertici del calcio europeo (storica la vittoria all'Olimpico sulla Roma), interpellato da Udineseblog ha raccontato le sue impressioni sul mister di Castelfranco e sulle potenzialità dell'Udinese. “Non definirei miracolo quello che Francesco sta facendo. Lo conosco: è normale per lui. Sta facendo bene ma non c’erano dubbi nonostante l’inizio pauroso. Anche perché la società lo conosceva e nel momento difficile le è stata vicino. Così i risultati, anche se sembrano sorprendennti, sono normali per uno come lui e con le sue capacità"
L'ambiente ha avuto un ruolo importante in questo? "In una città come Udine è facile arrivare a queste cose solo apparentemente sorprendnenti, ma non vanno dimenticate tutte le difficoltà che il calcio impone. E’ sempre dura arrivare così in alto, ma l’indirizzo che Guidolin ha impostato è quello giusto”.
Indecifrabile, nel senso buono del termine. Così si è definita questa Udinese. “Non è incomprensibile: di certo non è il classico modulo dove vedi movimenti prevedibili. Francesco insegna ai suoi giocatori tutti i moduli e questo lo ribadisce a ogni conferenza. Quindi la squadra è meno prevedibile per questo. E' poi ancora meno prevedibile perché non ha la punta tipica e questo non dà punti di riferimento alle difese avversarie”.
Si è parlato tanto di punta di peso. Oggi non c'è e i risultati sono ottimi. La differenza dove sta? “La punta di peso è solo un punto di riferimento avanzato. Guidolin ne ha due: ma sono linee tratteggiate perché non stanno mai fermi. Sanchez e Di Natale sono fantastici perché è più facile giocare contro una punta che contro questi due che non sai mai cosa fanno. Cambiano direzione anche senza palla, oltre che avere un centrocampo e una difesa che li supporta al meglio. Sono veloci sono, imprevedibili e rendono tale tutta la squadra”.
Ovvio chiedersi se l'Udinese è Di Natale-Sanchez dipendente: “Se uno dei sue manca perde qualcosa: se l’assenza è più lunga della singola gara occorre trovare accorgimenti. Denis non è Sanchez, nessuno aveva dubbi, ma occorre trovare altri concetti di gioco e non lo fai con due allenamenti”.
Il campionato intanto dice che non c'è un vero leader e che le squadre di testa sono tutte simili come valori: “E’ vero che non ci sono squadre spettacolari. Non a caso il Palermo sta facendo bene, L’Udinese ancora meglio e poi il Napoli. Non a caso dopo un Mondiale le outsider riescono a trovare spazi che le grandi lasciano. Questo livellamento fa si che l'Udinese sia bene avviata e adatta a Guidolin: piccoli, resistenti che si adattano al mister e al suo gioco. Un vantaggio senza dubbio”.
Intanto il calcio in generale sta per vivere una rivoluzione. Il fairplay finanziario permetterà all'Udinese di crescere ancora? “Dico che sarà un vantaggio per l’Udinese che è società già a posto col bilancio. La politica l’ha portata a essere sana a differenza dei grandi club. Le grandi però alla fine spendono lo stesso, fairplay o meno. Se si calmierà non lo so, purtroppo però i giocatori forti andranno sempre via. Inutile farsi illusioni”.
E Maurizio Trombetta ha qualche novità per dimostrare il suo valore? “Ho tanta voglia di allenare: gli unici contatti per ora sono stati in regione ma non sufficientemente positivi. Ho talmente tanta voglia di ricominciare che non mi faccio problemi di categoria. Son disposto a partire dal basso perché so che l’importante è ripartire”.
Una cosa c'è da dire. Ci sono troppi allenatori e poca meritocrazia. Trombetta come Vanoli o molti altri ne pagano lo scotto: “Coverciano offfre troppi allenatori, è vero: ma il mondo è questo. In tutte le attività serve essere competitivi. Non sempre i meriti vengono riconosciuti, ma non solo nel calcio ci sono le spinte etc. E’ un limite e bisogna di essere più forti di questo"
Monica Valendino

mercoledì 2 febbraio 2011

Udinese-Bologna: DIFESA BLOCCATA POI CI PENSA DI VAIO

Messaggero Veneto, 2 febbraio 2011
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta

Tempi di recupero molto limitati per i bianconeri in vista della partita infrasettimanale in casa col Bologna. Ma quando si vince la fatica pesa di meno, e poi questa è “solo” la seconda partita a distanza ravvicinata, non la terza che è quella più difficile se non hai la possibilità di ricambi all’altezza. Non avendo giocato (né viaggiato), il Bologna ha sicuramente un piccolo vantaggio. A meno che la “cooperativa rossoblu” non si sia messa a spalare il campo dalla neve… L’autogestione della squadra sta raggiungendo livelli incredibili, e forse proprio questa particolare situazione societaria sta facendo rendere il Bologna addirittura al di sopra dei reali valori dei giocatori.
Probabilmente anche perché abituato da difficili esperienze precedenti, Malesani sta riuscendo in un piccolo/grande capolavoro, compattando un ambiente che solo nel “campo” può attualmente trovare le sue uniche certezze. Il 4-3-1-2 che l’allenatore adotta, senz’altro scelta importante, credo comunque sia solo un piccolo dettaglio in confronto al gran lavoro psicologico e motivazionale che sta evidentemente svolgendo.
lDIFESA Quasi quattro difensori centrali per consentire una tenuta di reparto fondamentale per una squadra che si deve salvare. Moras, Portanova, Britos e Rubin a formare una linea difensiva di buona stazza fisica, piuttosto bloccata, ma con buone capacità difensive. Soprattutto i tre di centrodestra, se non hanno grandi spazi dietro la schiena sono in grado di garantire sia sulle palle lunghe che sul gioco palla a terra. Normalmente il Bologna tende a spingere un po’ di più a sinistra, ma credo che in questa occasione Malesani cercherà qualche accorgimento difensivo per arginare proprio da quella parte lo strapotere di Isla e Pinzi (anche se, senza Sanchez, l’Udinese a destra qualcosa perde).

CENTROCAMPO Disposizione a rombo con il mastino Mudingayi in mezzo davanti alla difesa, e il centrocampista Ekdal a fare il trequartista. La crescita di questo giocatore ha consentito a Malesani di trovare i giusti equilibri di squadra, rinfoltendo il reparto centrale. Mezzo destro un altro “osso” come Perez, a sinistra Della Rocca, sorprendente (per chi non lo conosceva…) prodotto del vivaio rossoblu, più portato all’inserimento in fase di sviluppo manovra, lui sulla sinistra, Ekdal, con una gran corsa nella zona di centro-destra.

ATTACCO Bisogna spendere due parole anche per la seconda punta, Meggiorini o Ramirez, che comunque svolge un gran lavoro, agendo prevalentemente sul settore di destra, dove il terzino spinge poco, da qui poi è in grado di accentrarsi e andare anche a chiudere l’azione. E poi c’è il “sindaco”, il capo operaio della cooperativa, il “nucleo” intorno al quale si è compattata ed aggrappata la banda Malesani: Di Vaio. Non so più quanti altri ruoli ed incarichi gli stiano dando a Bologna! Ma lui comunque non smette di far gol in tutte le maniere, da solo o a conclusione delle azioni dei compagni, come sempre essendo ancora più micidiale quando parte dal settore di centro sinistra.

domenica 30 gennaio 2011

Juventus-Udinese: l'arma di Del Neri, lo scontro fisico

Messaggero Veneto, 29 gennaio 2010
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta

Trova una Juventus in difficoltà l’Udinese nel posticipo serale di domani sera a Torino. La sconfitta di giovedì con la Roma che è costata l’eliminazione dalla Coppa Italia, si va ad aggiungere a una serie di infortuni che rendono ancora più difficile il momento che sta vivendo l’intera società sabauda. Attenzione però, la possibile reazione della “belva ferita” può essere ancora più pericolosa. Proprio in funzione del particolare momento, diametralmente opposto, che le due squadre stanno attraversando, credo che l’unica arma attualmente a disposizione di Delneri per cercare di competere con questa Udinese, sia quella dello scontro fisico, inteso proprio come chili di giocatori in campo. Perché come qualità di gioco e di giocatori, corsa ed intensità di prestazione, e infine anche come fase di sviluppo del progetto, in questo momento non c’è proprio gara.

FASE DI NON POSSESSO Il ritorno in campo del guerriero Felipe Melo offre sicuramente un gran contributo per contrasto e soprattutto equilibrio del reparto centrale e di conseguenza di tutta la squadra. La linea di difesa è sicuramente quella che crea i più grandi grattacapi al tecnico friulano. I maggiori problemi sulla destra, dove nè Grygera, nè Motta o Sorensen (addirittura Pepe in qualche occasione), hanno dimostrato di essere all’altezza di una Juve come si deve. Gli altri componenti del pacchetto sembrano applicare le ferree regole del gioco difensivo di Del Neri, con la supponenza del giocatore che si crede il migliore. Senza la necessaria “ferocia” applicativa, e senza il sano timore dell’avversario, qualità necessarie per far sì che il comportamento univoco e le collaborazioni di reparto dei giocatori, rendano i meccanismi difensivi difficili da superare. Un po’ tutta la fase di recupero viene svolta quasi come un diligente compitino, troppo poco...

FASE DI POSSESSO Infortuni, squalifiche e difficoltà varie costringono Del Neri a cambiare ancora troppo spesso, soprattutto nella disposizione di centrocampo. Il miglior periodo della squadra era coinciso con l’inserimento di Aquilani che all’inizio ha potuto agire senza grandi obblighi di copertura, quasi da regista avanzato. Attualmente gioca in linea con Melo rendendosi quindi meno pericoloso in fase di inserimento, lasciando svolgere la gran parte del gioco di finalizzazione ai quattro giocatori più avanzati. I due esterni e le due punte, che ora giocano disposti uno più uno, formano un rombo allargato sulle cui linee si sviluppano tutte le azioni di gioco della squadra bianconera. Sulle corsie esterne a destra Krasic, pur sempre una gran corsa e pericolosità con palla al piede, a sinistra Marchisio, decisamente limitato in un ruolo non suo, o Martinez non ancora devastante come a Catania. La prima punta col compito di allungare la squadra e dare profondità, più pericoloso Iaquinta rispetto ad Amauri, e Del Piero, se in condizione, l’unico in grado di effettuare la “giocata” decisiva al di fuori degli schemi prestabiliti.

sabato 22 gennaio 2011

Udinese-Inter: si puo' passare solo a sinistra

Messaggero Veneto  - 22 gennaio 2011
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta

L’Inter in casa al Friuli, come un vero e proprio esame di laurea per l’Udinese. La partita di Coppa Italia con la Sampdoria ha portato la delusione di una “tesina” buona, ma non sufficiente a passare la qualificazione al turno successivo. Superare lo scoglio di un’Inter, in sensazionale fase di recupero, può davvero rappresentare il punto di svolta per il proseguimento a pieni voti nel percorso di studi intrapreso così positivamente dallo “studente” Udinese. Il maggior “tourn-over” che Guidolin si è concesso nella partita infrasettimanale, potrebbe avere una ricaduta positiva per i bianconeri in funzione di una maggior freschezza in campo domani.

FASE DI NON POSSESSO La defezione di Samuel nella linea difensiva impedisce al 4-3-1-2 di Leonardo di basarsi sullo stesso identico gruppo di giocatori che ha portato alla vittoria di tutto con il 4-2-3-1 di Mourinho. Stessi semplici, ma inderogabili concetti di sicurezza difensiva da mantenere mentre la squadra sviluppa gioco: Zanetti a copertura della fascia destra durante le frequenti e di nuovo pericolosissime incursioni di Maicon; tutti i centrocampisti con la libertà di inserirsi in fase di sviluppo e conclusione della manovra, ma con l’obbligo per due di loro a turno di restare dietro la linea della palla, per contrastare le ripartenze avversarie. Se può avvalersi dell’apporto di Thiago Motta, il centrocampo di Leonardo, risulta di gran lunga il migliore in circolazione e attualmente uno dei pochi in grado di imporsi alla gran mediana dell’Udinese. Parità numerica a destra con Maicon (quasi centrocampista) e Zanetti contro Asamoha e Armero, potrebbe andare in difficoltà sul lato sinistro nel caso in qui il trequartista o una punta non diano il necessario aiuto a Chivu nell’assorbire gli inserimenti a turno di Pinzi e Isla.

FASE DI POSSESSO Bellissimo vedere l’ampia libertà che Leonardo lascia ai suoi giocatori di sfruttare le loro fenomenali doti, rispettando i semplici concetti di gioco di squadra veloce, con la giusta alternanza tra la ricerca della profondità in verticale e il cambio del fronte di gioco per l’inserimento da dietro dei centrocampisti. La presenza di Motta permetterebbe di schierare Stankovic da trequartista con evidente maggior “peso” sia quantitativo che qualitativo per tutto il reparto avanzato. La mancanza di Milito, sarà probabilmente colmata da Pandev che credo giocherà da centravanti atipico, lasciando così ad Eto la possibilità di muoversi a suo piacimento libero di scegliersi tempi e modi di inserimento, che diventano devastanti quando parte dal centro-sinistra.

domenica 16 gennaio 2011

Genoa-Udinese: Centrocampo polivalente

Messaggero Veneto 15 gennaio 2011
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta


Tanto la trasferta di Milano era “facile” da giocare, altrettanto è “pericolosa” questa in casa del Genoa. Dopo la gran partita di San Siro contro il Milan capolista quasi maltrattato, ma non battuto, incontrare una squadra di seconda fascia, comporta il rischio di una possibile presupponenza da parte dei giocatori bianconeri. Ma il Genoa ha un organico di gran qualità. E poi c’è il mercato… Per quanto possa creare turbative il gran vociare sugli eventuali trasferimenti dei giocatori dell’Udinese, a Genova sembra di essere nella sala di aspetto di una stazione dei treni, gente che arriva e gente che parte. Non è certo facile per un’allenatore arrivato da un paio di mesi, lavorare su un gruppo di giocatori in continua trasformazione. Probabilmente anche per questo attualmente Ballardini si sta affidando a uno schieramento di base col 4-4-2, che di volta in volta può essere adattato con una disposizione del centrocampo a rombo.
DIFESA Questo è naturalmente il reparto più bloccato, con Eduardo in porta, gran presenza e personalità, ma alcune piccole imperfezioni tecniche, e una disposizione della linea difensiva, ora sempre a quattro, con Mesto, Dainelli, Kaladze e Criscito. La coppia centrale di stazza e statura, potrebbe essere messa in difficoltà dall’agilità degli attaccanti e degli inserimenti dei centrocampisti dell’Udinese. Sulle fascie, Criscito a sinistra è probabilmente il più adatto, per caratteristiche quasi da difensore centrale, ad assorbire i pericolosissimi inserimenti di Isla con scambi in dai e vai, mentre Mesto a destra potrebbe soffrire, se non adeguatamente aiutato, le incursioni a turno di Asamoha e Armero (o Pasquale).
CENTROCAMPO Grande capacità di adattamento a diversi moduli di gioco, con polivalenza di ruoli per i giocatori di questo reparto, soprattutto quelli della “vecchia guardia”. Milanetto è il classico mediano regista davanti alla difesa, Rossi è un vero e proprio jolly. Rafinha può scambiarsi di posizione con Mesto. A completare il reparto Jankovic, giocatore universale capace di giostrare sia in fascia (lui e Rossi esterni per un centrocampo in linea), che in mezzo da trequartista.
ATTACCO Davanti penso che il mister farà giocare Sculli, (sempre che se lo ritrovi ancora in spogliatoio e non ceduto a qualche altra squadra), giocatore capace di svolgere entrambe le fasi di gioco con grande impegno ed applicazione unite a doti tecniche di alto livello; rende al meglio se può giocare largo, ma capace di adattarsi anche come seconda punta. L’alternativa è palacio. Unico riferimento avanzato, visto l’indisponibilità dei nuovi arrivi, dovrebbe giocare Destro, giovane prima punta di movimento, con buone doti realizzative.

domenica 9 gennaio 2011

Milan-Udinese: E' tornato "Ringhio"

Messaggero Veneto, 9 gennaio 2011 
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta

Queste sono le partite belle da giocare. Sfidare il Milan primo in classifica a casa sua S. Siro, venendo da una vittoria convincente con il Chievo, ed una sufficientemente buona posizione di classifica. Tutti gli occhi puntati addosso con poco da perdere e molto da guadagnare, nel caso di uno stop alla capolista. Allegri sta facendo un gran bel lavoro. È riuscito ad entrare positivamente nel pianeta Milan ed ora come un gran direttore d’orchestra sta dirigendo con maestria un gruppo di musicisti composto da solisti fenomenali. Cosa assolutamente non facile, ma in questa squadra ci sono un gran numero di “capitani”, ed una delle chiavi ben sfruttate da Max, credo sia stata quella di assecondare ed allo stesso tempo imporre le giuste gerarchie, proprio come è necessario in un “orchestra” di fenomeni. Un’esempio su tutti l’importanza restituita a Gattuso, il giocatore in assoluto meno tecnico e tattico della squadra, ma “anima” e carattere in grado di tenere testa a chiunque, Ibra, Cassano… ed in caso anche Balotelli messi insieme!
FASE DI NON POSSESSO PALLA: Sembra essere stata acquisita la mentalità del tecnico per quello che riguarda il recupero della palla effettuato “di squadra”. Pressione immediata sui difensori  avversari in caso di palla persa da parte degli attaccanti, e distanze fra i reparti limitate e “giuste” in grado di consentire recuperi organizzati da parte di centrocampisti e difensori esterni. È molto raro ora vedere la squadra subire quelle “imbarcate” sulle ripartenze avversarie tipo Real Madrid di inizio stagione. Linea difensiva a quattro, che, se recupera la coppia centrale Nesta e Thiago Silva, può giocare anche con terzini della Primavera. A parte gli scherzi si stanno comportando molto bene e continuano a crescere Abate a destra e Antonimi a sinistra. Da verificare, invece, in mezzo al campo quanti “giovani” dovranno giocare di fianco alla qualità centrale del professor Seedorf. Strasser e Merkel, in caso di forfait di Gattuso, nella fondamentale sfida di centrocampo contro la gran mediana dell’Udinese, che, viste le possibili defezioni in casa Milan, proprio qui potrebbe far girare la partita a suo favore.
FASE DI POSSESSO PALLA: Qui veramente la bravura del tecnico è quella di rendere più semplice possibile lo “spartito”, per consentire la massima espressione dei fenomenali “musicisti”! La disposizione in campo è quella del 4-3-3, con il triangolo d’attacco invertito. Il vertice basso  del trequartista dietro le due punte, invece che il centravanti con le due punte larghe. Il concetto base, quello della verticalizzazione immediata alla punta, con l’appoggio al compagno a sostegno e le corse senza palla per gli inserimenti intorno al riferimento avanzato. Casualmente l’azione del goldi Strasser contro il Cagliari. Quando cominciano a venire i gol dei centrocampisti, vuol dire che lo sviluppo del gioco va bene. Se poi davanti hai Ibraimovich e Pato con Robino dietro, beh… pazienza. Anche perché, male che vada in panchina, probabilmente, c’è Cassano (chissà che serva).                   

mercoledì 5 gennaio 2011

Udinese-Chievo: OCCHIO A PELLISSIER L’ANIMA GIALLOBLÙ

Messaggero Veneto, 5 gennaio 2011
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta

Tutt’altro che facile la ripresa del Campionato dell’Udinese in casa contro il Chievo. Da ammirare questa società relativamente “giovane”, snella e capace di mantenersi stabilmente ai massimi livelli del calcio nazionale grazie a un’organizzazione e una filosofia di lavoro con ingranaggi perfettamente oliati nei tre ruoli chiave. Il Presidente Campedelli che, pur affermando di «capire poco di calcio», è sempre presente. Sartori, il direttore sportivo, che trovi in giro su tutti i campi come un semplice osservatore. Pioli (con il suo staff), allenatore giovane, emergente e preparato, con precedenti esperienze nel settore giovanile della società. Il Chievo adotta uno schema 4-4-2 di base, scolastico nell’applicazione dei concetti di gioco, ma che l’allenatore riesce ad adattare in funzione delle caratteristiche della squadra avversaria con diverse disposizioni di centrocampisti e attaccanti.

DIFESA Reparto stabile. Hanno giocato quasi sempre gli stessi uomini. Sorrentino in porta a garantire sicurezza di rendimento, esperienza e grande personalità. L’unica alternanza di giocatori nel ruolo di terzino destro. Sardo, forse porta qualcosa di più in fase di spinta rispetto al più tecnico Frey. Centralmente Andreolli, prestante e sufficientemente veloce, e Cesar, più esperto e giocatore di posizione, formano una coppia ben assortita. Jokic a sinistra, al posto dello squalificato e finora inamovibile Mantovani, completa una linea difensiva piuttosto bloccata, mai sbilanciata, che tende ad arretrare difendendo molto bene con l’aiuto dello schermo di centrocampo. Potrebbe soffrire contro un gioco palla a terra con passaggi filtranti e inserimenti da dietro.

CENTROCAMPO E ATTACCO Un’analisi congiunta a testimoniare il comportamento univoco di tutti i giocatori, molto bravi a indirizzare l’inizio azione della squadra avversaria, per poi chiudere le linee di passaggio e di gioco con pressioni e scalate prestabilite. Possibile schieramento a rombo in mediana con Guana in mezzo, più portato all’interdizione per assorbire i movimenti del “Niño” da trequartista, con Rigoni e Marcolini, più regista il primo, maggior corsa, contrasto e attenzione tattica il secondo (possibile anche l’inserimento di Fernandes). Come trequartista Constant, ancora più forte come esterno, fisico, corsa e talento da grande squadra, ma ancora un po’ “superficiale” nei comportamenti e nelle scelte di gioco per il calcio italiano. Davanti il “mitico” Pellissier più uno fra Moscardelli (più probabile), capace di adattarsi a diversi ruoli di attacco, e Granoche, gran finalizzatore e opportunista. Ma è capitan Pellissier l’anima, il cuore, la rabbia di questo Chievo, giocatore forse secondo al solo Pippo Inzaghi per capacità di muoversi negli spazi in profondità per concludere a rete.

giovedì 23 dicembre 2010

Ammirevolmente Slowfootball

Io, Maurizio Trombetta uno dei fondatori/ideatori del movimento “Slowfootball” sto con Rafa Benitez.
Si lo so non è facile prendere una posizione precisa e definita, soprattutto in  questo momento in cui sono ancora in via di definizione le decisioni che riguardano la Società nerazzurra, reduce dal successo mondiale (assolutamente da rivedere la formula, il Mazembe non può essere considerata la squadra numero 2 al mondo), ma che sta attraversando un periodo particolarmente difficile e delicato.
Ma per ora, per il modo in cui si è comportato, in maniera professionale e con dichiarazioni anche abbastanza pacate dopo un periodo molto difficile, sto con l’allenatore.
E chiudo qui, senza altre argomentazioni, perché nel frattempo, purtroppo, è successo che è mancato Enzo Bearzot.
Ed allora a proposito di allenatori…
Grande Allenatore della Nazionale Campione del Mondo nell’82 in Spagna, quando io appena mi affacciavo alla carriera di calciatore, in un’estate che per me ha segnato il passaggio dalle fila del Settore Giovanile dell’Udinese a quelle del Catanzaro in Serie A.
E chi più  e meglio di lui può rappresentare lo spirito ed il sentimento “slowfootball”…!
Uomo di sport, friulano di origine,  capace di raggiungere enormi successi sportivi, anche e soprattutto in funzione di un comportamento basato su valori umani e fatto di relazioni interpersonali “forti”.
Non ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, ma leggendo i giornali di oggi naturalmente la commozione sale spontanea, nel ricordo di un uomo grande che è rimasto semplice.
Valori, rispetto, “gruppo”… alcune delle parole che ricorrono nei servizi e sugli articoli che lo riguardano in queste ore.
Perciò non credo sia giusto aggiungere nient’altro a ciò che dicono persone che lo hanno conosciuto e vissuto molto più di me, ma solo apprezzare e tenere sempre come preciso punto di riferimento mio personale (e perché no anche di tutta la categoria degli allenatori…), in quest’occasione, il suo modo di essere ammirevolmente… “SLOWFOOTBALL”.
Mandi “vecio”.

giovedì 16 dicembre 2010

Un finezza estetica di grande sostanza...

VSP of the week : Denis!
Comincia a diventare un abitudine… Ma probabilmente, essendo io un ex attaccante (fra l’altro non uno che facesse molti gol), sono più portato a tenere in considerazione i gesti tecnici dei giocatori di attacco.
Questa volta voglio segnalare come personaggio “slowfootball” della settimana, ancora una volta una punta ex Napoli: “El Tanque” German Denis.
Colpo di tacco in mezzo all’area di rigore, dopo un controllo su palla filtrante, a smarcare l’accorrente Di Natale per un appoggio in rete facile facile. Non un gesto tecnico difficilissimo, ma mi ha emozionato, per quello che ha rappresentato per il giocatore e per quello che ha significato il gol per la squadra. Il gol della vittoria, meritatissima per l’Udinese, ma non assolutamente facile per come si era messa la partita, con la Fiorentina in vantaggio nel primo tempo sull’unico tiro in porta. Una prima importante soddisfazione per Denis, reduce da infortunio, acquistato come giocatore importante, ma che sta facendo fatica ad imporsi in squadra. Non è certo un giocatore prettamente tecnico “El Tanque”, ma è stato bello vederlo fare una finezza estetica di grande sostanza, in quanto necessaria ed utilissima per permettere la conclusione facile per il compagno meglio appostato, fra l’altro a conclusione di un azione corale molto bella ed insistita.
Aveva già provato un colpo di tacco a metàcampo, dando prova di non essere un palleggiatore sopraffino ed al contempo di “strafare” un poco, dimostrando di volersi mettere in evidenza in modo forse eccessivo.
Aveva manifestato subito grande impegno e voglia di fare appena entrato in campo in sostituzione di Ashamoa, ma con troppa foga e qualche imprecisione. Spero che Denis si renda conto il più presto possibile di avere esattamente le caratteristiche adatte per diventare un beniamino del tifoso friulano: mettere in campo tutto quello che si ha, con il massimo impegno e dedizione per la “maglia”; pazienza se con qualche limite di morbidezza di piede. Io dico che è più forte del “Pampa” Sosa, che qualcosa qui ad Udine aveva fatto. E poi mi sembra che con Di Natale e Sanchez per quanto riguarda i “numeri” e le finezze tecniche l'Udinese non sia messo proprio malaccio…! Dunque Very Slowfootball persone of the week Denis e siccome siamo di Slowfootball aspettiamo le prossime sue magie...
Maurizio Trombetta

sabato 11 dicembre 2010

Udinese-Fiorentina: trovato l'equilibrio a centrocampo

Messaggero Veneto, venerdì 10 dicembre 2010
L'ANGOLO TECNICO
di Maurizio Trombetta

Scongiurata l’astensione dei giocatori, per fortuna si gioca. E tanto per cambiare, contro un avversario che è ricco di analogie con l’Udinese. La Fiorentina, un punto meno dei bianconeri, per qualità di organico anche lei potenzialmente subito dietro alle grandi del campionato, come il gruppo di Guidolin è alle prese con gli inevitabili problemi relativi al cambio di allenatore in un gruppo che è cambiato poco. Mihajlovich, dopo Prandelli, ha avuto un difficilissimo periodo in avvio di campionato, toccando anche il fondo della classifica. Brava la società che con l’allenatore ha avuto la forza e la pazienza di aspettare il recupero di giocatori importanti. Fra i tanti indisponibili per infortuni e vicissitudini varie, quelli che sicuramente sono stati decisivi per l’inversione di rendimento nel 4-2-3-1 viola, sono i recuperi in campo di Mutu e D’Agostino. La Fiorentina è una squadra che segna e subisce poco: come l’Udinese ha stesso numero di gol subiti e realizzati, a dimostrazione di un equilibrio ritrovato specialmente in quest’ultimo periodo di campionato.
lDIFESA Il portierone Boruc, capace di interventi strepitosi, ma anche di disattenzioni clamorose, ha davanti a se una linea a quattro composta da , Comotto (o De Silvestri), Gamberini, Koldrup e credo Felipe a sinistra. L’ottimo comportamento avuto nella situazione di emergenza delle ultime gare, dal giovane esordiente Camporese sul centro sinistra, potrebbe portare Mihajlovich a rinunciare a un po’ di esperienza in mezzo, permettendogli però così di dare un forte segnale di stimolo per gli altri giovani della “rosa”. La linea si comporta in maniera razionale e attenta in fase di copertura, facendosi difficilmente trovare fuori posizione. Con un’assetto simile, sarebbe naturalmente portata a spingere maggiormente in fascia destra visto che l’ex bianconero Felipe è un difensore centrale.

CENTROCAMPO Gran bell’equilibrio trovato nella cerniera arretrata con il duo Donadel-D’Agostino. L’ex udinese è l’unico in grado di dare il necessario apporto di qualità e geometrie di gioco, con la possibilità di accelerare o diminuire il ritmo, e di verticalizzare con il lancio lungo per gli attaccanti. Il capitano ci mette “cuore”, polmoni e contrasto in quantità. Concreta e attenta la fase di non possesso palla, completata dal trio Santana, Ljiajic e Vargas, pronti a tornare sotto la linea della palla, nei rari casi in cui non riescono a concludere l’azione.

ATTACCO A meno di un recupero in extremis di Gilardino, dovrebbe giocare Mutu come unico riferimento avanzato. Il rumeno è una classica seconda punta, ma con la classe che si ritrova sa ricoprire anche l’altro ruolo in maniera molto efficace. Risulta meno importante nella fase di costruzione della manovra, ma è in grado di essere ancora più letale nelle finalizzazioni. Santana a destra e Ljiac centralmente (ancora un po’ acerbo, ma gran talento), garantiscono dribbling e buoni inserimenti soprattutto palla al piede. Il rientro in squadra di Vargas ha portato corsa, conclusioni e cross insidiosissimi (capace di centrare anche con l’avversario in pressione stretta) anche dal lato sinistro.

martedì 7 dicembre 2010

Fabio Quagliarella: gol e sorrisi, entra fra i "VSP of the week"

E’ passata un’altra settimana di campionato. Di cui più della metà spesa giocando, dato che la quindicesima giornata è stata disputata nell’arco di quattro giorni, dal venerdì al lunedì sera. Non proprio in linea con i “vecchi valori tradizionali” stile slowfootball, delle partite giocate tutte in contemporanea, come succedeva una volta. All’estero è già un’abitudine, come mi sono accorto due anni fa nella mia esperienza in Romania. E’ la legge imposta dalle Televisioni, il futuro va in questa direzione. E’ certamente meno “romantico”, ma secondo il mio giudizio non così terribile come si potrebbe pensare. Voto ? Ancora insufficiente, “da rivedere”.
Altra settimana e altro bomber napoletano che mi piace segnalare come personaggio “slowfootball”. Si tratta di Fabio Quagliarella, per l’innegabile bellezza e varietà con cui ha segnato tre splendidi gol nella vittoria per 3 a 1 della Juve a Catania. Uno dei quali, tra l’altro il più difficile per esecuzione, al volo di piatto sinistro con tecnica e coordinazione sopraffina, ingiustamente annullato. Naturalmente anche perché non sicuro al 100% del fatto che la palla fosse realmente entrata in porta, lui non si è perso in tante proteste e nel giro di un quarto d’ora ne ha fatti altri due altrettanto belli. Un sinistro quasi chirurgico, dopo controllo a seguire perfetto dentro l’area di rigore, e un tiro da fuori area di destro, “sorprendente”, se non fosse che lui ci ha abituati a soluzioni simili. Bello il messaggio per i ragazzini, che guardano a Quagliarella come a un esempio, di accettare anche i possibili errori di valutazione da parte dell’arbitro, rimboccandosi le maniche per fare ancora meglio, invece che “piagnucolare” rifugiandosi in inutili lamentele, come purtroppo tanti giovani sono sempre più abituati a fare…
Come belle e scherzose sono state le parole durante l’intervista “a caldo” fra il primo ed il secondo tempo (non è facile essere rilassati e sereni trenta secondi dopo il fischio dell’arbitro…), quando ha considerato ironicamente che in ogni squadra in cui gioca lui, si vada sempre in cerca di un bomber. Come se lui fosse uno che non segna…!
VSP: “Very Slowfootball People”, per l’estetica dei gesti tecnici e per il comportamento davanti al microfono.
Citazione d’obbligo anche per i tifosi dell’Udinese. E per i tifosi di tutte quelle squadre come il Parma, con cui organizzano il Terzo Tempo eno-gastronomico, come ho letto che hanno fatto in Emilia. E’ in assoluto il comportamento slowfootball per eccellenza. Mi par di capire che meriterebbero il premio più o meno quasi ogni settimana…!