domenica 20 febbraio 2011

Udinese-Brescia: grande densità in fase difensiva

Messaggero Veneto, 19 febbraio 2011
L'angolo tecnico
di Maurizio Trombetta

Molto probabilmente non sarà semplice come potrebbe apparire a un primo superficiale esame, il turno casalingo dell’Udinese contro il Brescia. Squadra ad immagine e somiglianza del suo allenatore, richiamato in panchina da tre settimane, è decisamente più “pestifera”, soprattutto in fase prettamente difensiva rispetto al Cesena battuto domenica. Oltre a ciò i lombardi potranno anche puntare a un comunque positivo pareggio in trasferta, con le conseguenti possibili maggiori difficoltà per l’Udinese di sbloccare il risultato, e il pericolo di esporsi al contropiede, arma preferita del Brescia. Inchini ora dispone la squadra col 3-5-1-1, con uno schieramento quindi esattamente speculare rispetto ai friulani, con l’unica e sostanziale differenza dell’evidente minore qualità dei giocatori che può schierare in campo.

FASE DI NON POSSESSO L’abbassamento dei due esterni a formare una linea di cinque difensori consente una maggiore copertura dell’ampiezza del campo e densità di giocatori in zona arretrata rispetto alla disposizione 4-3-2-1 adottata da Iachini ad inizio campionato. L’inserimento in squadra di Zebina, in difesa, Zanetti e Filippini a centrocampo, ha portato maggior esperienza in mezzo al campo, togliendo però qualcosa in termini di freschezza ed esuberanza atletica. Capitan Bega nella posizione di centrale, si comporta in pratica da “libero” senza compiti di marcatura, pronto a intervenire in seconda battuta in caso di difensore saltato e a coprire la zona centrale davanti alla porta sui cross. La squadra non pressa alta sui difensori avversari e il recupero della palla avviene prevalentemente basso nella propria metàcampo, con la partecipazione di centrocampisti e difensori che tendono ad arretrare per restringere gli spazi a disposizione delle giocate avversarie. L’“immortale” Filippini garantisce corsa e fastidiosa presenza di gioco o da mediano davanti alla difesa o da mezzo sinistro, in alternativa a Zanetti, più regista, o Hetamay, corsa e contrasto, ma ancora poca malizia per il calcio italiano.

FASE DI POSSESSO Il trequartista e la punta, che non partecipano quasi per niente alla fase difensiva, si dispongono in posizione strategica per l’immediato ribaltamento dell’azione con il successivo accompagnamento in fase di appoggio all’azione offensiva di due giocatori a turno, uno per lato, dei giocatori che formano le coppie di mezzala ed esterno di centrocampo. Decisamente più portata a spingere sul lato destro dove Zambelli è dotato di gran corsa e buon piede sia per il cross che per la conclusione in porta, si alterna negli inserimenti con Kone, molto pericoloso nelle percussioni palla al piede, mezzala destra con caratteristiche quasi da trequartista. Sempre sul centro-destra preferisce e soprattutto è in grado di rendersi più pericoloso, il talento ancora un po’ discontinuo del mancino terribile Diamanti. Nel ruolo di prima punta Caracciolo, più fisico e prepotente sui movimenti nello spazio sia a protezione della palla che nelle conclusioni sui cross, o Eder, agile, scattante e mortifero quando può concludere sui tagli con palla dentro.

lunedì 14 febbraio 2011

Cesena-Udinese: Cercasi terzino sulla sinistra

L'angolo tecnico
di Maurizio Trombetta

Non è più il Cesena sbarazzino ed entusiasta che si era presentato al Friuli con sette punti nelle prime cinque partite, quello che incontra l’Udinese domenica in Romagna. È sicuramente più cosciente dei propri limiti e “pauroso”, consapevole delle enormi difficoltà della Serie A. Il mercato di gennaio ha portato giocatori con maggior esperienza della categoria, ma i continui cambiamenti di formazione di quest’ultimo periodo, non hanno ancora consentito al tecnico di trovare la quadratura del cerchio, con la conseguente difficoltà di una adeguata stabilità di rendimento della squadra. Il 4-3-3 di Ficcadenti, sta subendo continue modifiche e adattamenti che, senza più un’ala vera come Schelotto, si sta evolvendo in un 4-3-2-1 con l’evidente intento di fare più densità in mezzo al campo. Sguarnire le fasce contro l’Udinese equivarrebbe a un mezzo suicidio. Da verificare gli accorgimenti difensivi che adotterà il tecnico romagnolo per arginare il fantastico gioco di inserimenti sulle corsie esterne dell’Udinese.
DIFESA È il ruolo di terzino sinistro quello che sta attualmente creando i maggiori problemi. Addirittura troppo brutto per essere vero questo Santon, sia nelle sue ultime apparizioni nell’Inter sia a Napoli domenica scorsa. Ficcadenti ha adattato sulla fascia un centrale come Della Fiore; un’alternativa sarebbe Felipe, ma non credo sarà facile convincere il brasiliano a giocare lì dopo che è venuto via dalla Fiorentina probabilmente anche per questo motivo. Al momento l’unico giocatore di ruolo a disposizione è il non fenomenale Lauro. Con la struttura e la corsa di Ceccarelli sulla corsia destra, il reparto sarà completato da due fra Pellegrino, Felipe e Von Bergen a formare la coppia centrale.
CENTROCAMPO Il trio da destra a sinistra con Sammarco, capitan Colucci e Parolo, non sta garantendo al momento una sufficiente pressione sui portatori di palla avversari. Un filtro non adeguato permette pericolosissime verticalizzazioni avversarie con i giocatori del reparto arretrato troppo spesso costretti a rincorrere con corse di recupero rivolti verso la propria porta, la situazione peggiore e in assoluto più deleteria per una squadra che difende a zona. In fase di possesso palla il regista Colucci è attualmente costretto a “cantare e portare la croce”, e il talentuoso Parolo sta pagando lo scotto della prima stagione in Serie A.
ATTACCO L’inserimento di giocatori più piccoli e rapidi come Giaccherini e Rosina, con caratteristiche più da trequartisti, porta a uno sviluppo della manovra prevalentemente per vie centrali. O palla a terra nei piedi sul movimento tra le linee dei due “piccoli” pronti poi a puntare palla al piede i difensori avversari; o palla lunga sulla punta centrale con i due supporti pronti al “rimbalzo” sulla palla che rimane lì, e/o all’inserimento .sulla “spizzata” con palla che passa. Non esteticamente bello, ma infaticabile ed efficacissimo in questo ruolo di punto di riferimento avanzato, il possente Bogdani.

giovedì 10 febbraio 2011

UdineseBlog: l'intervista al Mister

http://www.ilfriuli.it/
9 febbraio 2011

Maurizio Trombetta, ex vice di Guidolin e allenatore che - ricordiamo - è riuscito a portare il suo Cluj ai vertici del calcio europeo (storica la vittoria all'Olimpico sulla Roma), interpellato da Udineseblog ha raccontato le sue impressioni sul mister di Castelfranco e sulle potenzialità dell'Udinese. “Non definirei miracolo quello che Francesco sta facendo. Lo conosco: è normale per lui. Sta facendo bene ma non c’erano dubbi nonostante l’inizio pauroso. Anche perché la società lo conosceva e nel momento difficile le è stata vicino. Così i risultati, anche se sembrano sorprendennti, sono normali per uno come lui e con le sue capacità"
L'ambiente ha avuto un ruolo importante in questo? "In una città come Udine è facile arrivare a queste cose solo apparentemente sorprendnenti, ma non vanno dimenticate tutte le difficoltà che il calcio impone. E’ sempre dura arrivare così in alto, ma l’indirizzo che Guidolin ha impostato è quello giusto”.
Indecifrabile, nel senso buono del termine. Così si è definita questa Udinese. “Non è incomprensibile: di certo non è il classico modulo dove vedi movimenti prevedibili. Francesco insegna ai suoi giocatori tutti i moduli e questo lo ribadisce a ogni conferenza. Quindi la squadra è meno prevedibile per questo. E' poi ancora meno prevedibile perché non ha la punta tipica e questo non dà punti di riferimento alle difese avversarie”.
Si è parlato tanto di punta di peso. Oggi non c'è e i risultati sono ottimi. La differenza dove sta? “La punta di peso è solo un punto di riferimento avanzato. Guidolin ne ha due: ma sono linee tratteggiate perché non stanno mai fermi. Sanchez e Di Natale sono fantastici perché è più facile giocare contro una punta che contro questi due che non sai mai cosa fanno. Cambiano direzione anche senza palla, oltre che avere un centrocampo e una difesa che li supporta al meglio. Sono veloci sono, imprevedibili e rendono tale tutta la squadra”.
Ovvio chiedersi se l'Udinese è Di Natale-Sanchez dipendente: “Se uno dei sue manca perde qualcosa: se l’assenza è più lunga della singola gara occorre trovare accorgimenti. Denis non è Sanchez, nessuno aveva dubbi, ma occorre trovare altri concetti di gioco e non lo fai con due allenamenti”.
Il campionato intanto dice che non c'è un vero leader e che le squadre di testa sono tutte simili come valori: “E’ vero che non ci sono squadre spettacolari. Non a caso il Palermo sta facendo bene, L’Udinese ancora meglio e poi il Napoli. Non a caso dopo un Mondiale le outsider riescono a trovare spazi che le grandi lasciano. Questo livellamento fa si che l'Udinese sia bene avviata e adatta a Guidolin: piccoli, resistenti che si adattano al mister e al suo gioco. Un vantaggio senza dubbio”.
Intanto il calcio in generale sta per vivere una rivoluzione. Il fairplay finanziario permetterà all'Udinese di crescere ancora? “Dico che sarà un vantaggio per l’Udinese che è società già a posto col bilancio. La politica l’ha portata a essere sana a differenza dei grandi club. Le grandi però alla fine spendono lo stesso, fairplay o meno. Se si calmierà non lo so, purtroppo però i giocatori forti andranno sempre via. Inutile farsi illusioni”.
E Maurizio Trombetta ha qualche novità per dimostrare il suo valore? “Ho tanta voglia di allenare: gli unici contatti per ora sono stati in regione ma non sufficientemente positivi. Ho talmente tanta voglia di ricominciare che non mi faccio problemi di categoria. Son disposto a partire dal basso perché so che l’importante è ripartire”.
Una cosa c'è da dire. Ci sono troppi allenatori e poca meritocrazia. Trombetta come Vanoli o molti altri ne pagano lo scotto: “Coverciano offfre troppi allenatori, è vero: ma il mondo è questo. In tutte le attività serve essere competitivi. Non sempre i meriti vengono riconosciuti, ma non solo nel calcio ci sono le spinte etc. E’ un limite e bisogna di essere più forti di questo"
Monica Valendino

mercoledì 2 febbraio 2011

Udinese-Bologna: DIFESA BLOCCATA POI CI PENSA DI VAIO

Messaggero Veneto, 2 febbraio 2011
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta

Tempi di recupero molto limitati per i bianconeri in vista della partita infrasettimanale in casa col Bologna. Ma quando si vince la fatica pesa di meno, e poi questa è “solo” la seconda partita a distanza ravvicinata, non la terza che è quella più difficile se non hai la possibilità di ricambi all’altezza. Non avendo giocato (né viaggiato), il Bologna ha sicuramente un piccolo vantaggio. A meno che la “cooperativa rossoblu” non si sia messa a spalare il campo dalla neve… L’autogestione della squadra sta raggiungendo livelli incredibili, e forse proprio questa particolare situazione societaria sta facendo rendere il Bologna addirittura al di sopra dei reali valori dei giocatori.
Probabilmente anche perché abituato da difficili esperienze precedenti, Malesani sta riuscendo in un piccolo/grande capolavoro, compattando un ambiente che solo nel “campo” può attualmente trovare le sue uniche certezze. Il 4-3-1-2 che l’allenatore adotta, senz’altro scelta importante, credo comunque sia solo un piccolo dettaglio in confronto al gran lavoro psicologico e motivazionale che sta evidentemente svolgendo.
lDIFESA Quasi quattro difensori centrali per consentire una tenuta di reparto fondamentale per una squadra che si deve salvare. Moras, Portanova, Britos e Rubin a formare una linea difensiva di buona stazza fisica, piuttosto bloccata, ma con buone capacità difensive. Soprattutto i tre di centrodestra, se non hanno grandi spazi dietro la schiena sono in grado di garantire sia sulle palle lunghe che sul gioco palla a terra. Normalmente il Bologna tende a spingere un po’ di più a sinistra, ma credo che in questa occasione Malesani cercherà qualche accorgimento difensivo per arginare proprio da quella parte lo strapotere di Isla e Pinzi (anche se, senza Sanchez, l’Udinese a destra qualcosa perde).

CENTROCAMPO Disposizione a rombo con il mastino Mudingayi in mezzo davanti alla difesa, e il centrocampista Ekdal a fare il trequartista. La crescita di questo giocatore ha consentito a Malesani di trovare i giusti equilibri di squadra, rinfoltendo il reparto centrale. Mezzo destro un altro “osso” come Perez, a sinistra Della Rocca, sorprendente (per chi non lo conosceva…) prodotto del vivaio rossoblu, più portato all’inserimento in fase di sviluppo manovra, lui sulla sinistra, Ekdal, con una gran corsa nella zona di centro-destra.

ATTACCO Bisogna spendere due parole anche per la seconda punta, Meggiorini o Ramirez, che comunque svolge un gran lavoro, agendo prevalentemente sul settore di destra, dove il terzino spinge poco, da qui poi è in grado di accentrarsi e andare anche a chiudere l’azione. E poi c’è il “sindaco”, il capo operaio della cooperativa, il “nucleo” intorno al quale si è compattata ed aggrappata la banda Malesani: Di Vaio. Non so più quanti altri ruoli ed incarichi gli stiano dando a Bologna! Ma lui comunque non smette di far gol in tutte le maniere, da solo o a conclusione delle azioni dei compagni, come sempre essendo ancora più micidiale quando parte dal settore di centro sinistra.

domenica 30 gennaio 2011

Juventus-Udinese: l'arma di Del Neri, lo scontro fisico

Messaggero Veneto, 29 gennaio 2010
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta

Trova una Juventus in difficoltà l’Udinese nel posticipo serale di domani sera a Torino. La sconfitta di giovedì con la Roma che è costata l’eliminazione dalla Coppa Italia, si va ad aggiungere a una serie di infortuni che rendono ancora più difficile il momento che sta vivendo l’intera società sabauda. Attenzione però, la possibile reazione della “belva ferita” può essere ancora più pericolosa. Proprio in funzione del particolare momento, diametralmente opposto, che le due squadre stanno attraversando, credo che l’unica arma attualmente a disposizione di Delneri per cercare di competere con questa Udinese, sia quella dello scontro fisico, inteso proprio come chili di giocatori in campo. Perché come qualità di gioco e di giocatori, corsa ed intensità di prestazione, e infine anche come fase di sviluppo del progetto, in questo momento non c’è proprio gara.

FASE DI NON POSSESSO Il ritorno in campo del guerriero Felipe Melo offre sicuramente un gran contributo per contrasto e soprattutto equilibrio del reparto centrale e di conseguenza di tutta la squadra. La linea di difesa è sicuramente quella che crea i più grandi grattacapi al tecnico friulano. I maggiori problemi sulla destra, dove nè Grygera, nè Motta o Sorensen (addirittura Pepe in qualche occasione), hanno dimostrato di essere all’altezza di una Juve come si deve. Gli altri componenti del pacchetto sembrano applicare le ferree regole del gioco difensivo di Del Neri, con la supponenza del giocatore che si crede il migliore. Senza la necessaria “ferocia” applicativa, e senza il sano timore dell’avversario, qualità necessarie per far sì che il comportamento univoco e le collaborazioni di reparto dei giocatori, rendano i meccanismi difensivi difficili da superare. Un po’ tutta la fase di recupero viene svolta quasi come un diligente compitino, troppo poco...

FASE DI POSSESSO Infortuni, squalifiche e difficoltà varie costringono Del Neri a cambiare ancora troppo spesso, soprattutto nella disposizione di centrocampo. Il miglior periodo della squadra era coinciso con l’inserimento di Aquilani che all’inizio ha potuto agire senza grandi obblighi di copertura, quasi da regista avanzato. Attualmente gioca in linea con Melo rendendosi quindi meno pericoloso in fase di inserimento, lasciando svolgere la gran parte del gioco di finalizzazione ai quattro giocatori più avanzati. I due esterni e le due punte, che ora giocano disposti uno più uno, formano un rombo allargato sulle cui linee si sviluppano tutte le azioni di gioco della squadra bianconera. Sulle corsie esterne a destra Krasic, pur sempre una gran corsa e pericolosità con palla al piede, a sinistra Marchisio, decisamente limitato in un ruolo non suo, o Martinez non ancora devastante come a Catania. La prima punta col compito di allungare la squadra e dare profondità, più pericoloso Iaquinta rispetto ad Amauri, e Del Piero, se in condizione, l’unico in grado di effettuare la “giocata” decisiva al di fuori degli schemi prestabiliti.

sabato 22 gennaio 2011

Udinese-Inter: si puo' passare solo a sinistra

Messaggero Veneto  - 22 gennaio 2011
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta

L’Inter in casa al Friuli, come un vero e proprio esame di laurea per l’Udinese. La partita di Coppa Italia con la Sampdoria ha portato la delusione di una “tesina” buona, ma non sufficiente a passare la qualificazione al turno successivo. Superare lo scoglio di un’Inter, in sensazionale fase di recupero, può davvero rappresentare il punto di svolta per il proseguimento a pieni voti nel percorso di studi intrapreso così positivamente dallo “studente” Udinese. Il maggior “tourn-over” che Guidolin si è concesso nella partita infrasettimanale, potrebbe avere una ricaduta positiva per i bianconeri in funzione di una maggior freschezza in campo domani.

FASE DI NON POSSESSO La defezione di Samuel nella linea difensiva impedisce al 4-3-1-2 di Leonardo di basarsi sullo stesso identico gruppo di giocatori che ha portato alla vittoria di tutto con il 4-2-3-1 di Mourinho. Stessi semplici, ma inderogabili concetti di sicurezza difensiva da mantenere mentre la squadra sviluppa gioco: Zanetti a copertura della fascia destra durante le frequenti e di nuovo pericolosissime incursioni di Maicon; tutti i centrocampisti con la libertà di inserirsi in fase di sviluppo e conclusione della manovra, ma con l’obbligo per due di loro a turno di restare dietro la linea della palla, per contrastare le ripartenze avversarie. Se può avvalersi dell’apporto di Thiago Motta, il centrocampo di Leonardo, risulta di gran lunga il migliore in circolazione e attualmente uno dei pochi in grado di imporsi alla gran mediana dell’Udinese. Parità numerica a destra con Maicon (quasi centrocampista) e Zanetti contro Asamoha e Armero, potrebbe andare in difficoltà sul lato sinistro nel caso in qui il trequartista o una punta non diano il necessario aiuto a Chivu nell’assorbire gli inserimenti a turno di Pinzi e Isla.

FASE DI POSSESSO Bellissimo vedere l’ampia libertà che Leonardo lascia ai suoi giocatori di sfruttare le loro fenomenali doti, rispettando i semplici concetti di gioco di squadra veloce, con la giusta alternanza tra la ricerca della profondità in verticale e il cambio del fronte di gioco per l’inserimento da dietro dei centrocampisti. La presenza di Motta permetterebbe di schierare Stankovic da trequartista con evidente maggior “peso” sia quantitativo che qualitativo per tutto il reparto avanzato. La mancanza di Milito, sarà probabilmente colmata da Pandev che credo giocherà da centravanti atipico, lasciando così ad Eto la possibilità di muoversi a suo piacimento libero di scegliersi tempi e modi di inserimento, che diventano devastanti quando parte dal centro-sinistra.

domenica 16 gennaio 2011

Genoa-Udinese: Centrocampo polivalente

Messaggero Veneto 15 gennaio 2011
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta


Tanto la trasferta di Milano era “facile” da giocare, altrettanto è “pericolosa” questa in casa del Genoa. Dopo la gran partita di San Siro contro il Milan capolista quasi maltrattato, ma non battuto, incontrare una squadra di seconda fascia, comporta il rischio di una possibile presupponenza da parte dei giocatori bianconeri. Ma il Genoa ha un organico di gran qualità. E poi c’è il mercato… Per quanto possa creare turbative il gran vociare sugli eventuali trasferimenti dei giocatori dell’Udinese, a Genova sembra di essere nella sala di aspetto di una stazione dei treni, gente che arriva e gente che parte. Non è certo facile per un’allenatore arrivato da un paio di mesi, lavorare su un gruppo di giocatori in continua trasformazione. Probabilmente anche per questo attualmente Ballardini si sta affidando a uno schieramento di base col 4-4-2, che di volta in volta può essere adattato con una disposizione del centrocampo a rombo.
DIFESA Questo è naturalmente il reparto più bloccato, con Eduardo in porta, gran presenza e personalità, ma alcune piccole imperfezioni tecniche, e una disposizione della linea difensiva, ora sempre a quattro, con Mesto, Dainelli, Kaladze e Criscito. La coppia centrale di stazza e statura, potrebbe essere messa in difficoltà dall’agilità degli attaccanti e degli inserimenti dei centrocampisti dell’Udinese. Sulle fascie, Criscito a sinistra è probabilmente il più adatto, per caratteristiche quasi da difensore centrale, ad assorbire i pericolosissimi inserimenti di Isla con scambi in dai e vai, mentre Mesto a destra potrebbe soffrire, se non adeguatamente aiutato, le incursioni a turno di Asamoha e Armero (o Pasquale).
CENTROCAMPO Grande capacità di adattamento a diversi moduli di gioco, con polivalenza di ruoli per i giocatori di questo reparto, soprattutto quelli della “vecchia guardia”. Milanetto è il classico mediano regista davanti alla difesa, Rossi è un vero e proprio jolly. Rafinha può scambiarsi di posizione con Mesto. A completare il reparto Jankovic, giocatore universale capace di giostrare sia in fascia (lui e Rossi esterni per un centrocampo in linea), che in mezzo da trequartista.
ATTACCO Davanti penso che il mister farà giocare Sculli, (sempre che se lo ritrovi ancora in spogliatoio e non ceduto a qualche altra squadra), giocatore capace di svolgere entrambe le fasi di gioco con grande impegno ed applicazione unite a doti tecniche di alto livello; rende al meglio se può giocare largo, ma capace di adattarsi anche come seconda punta. L’alternativa è palacio. Unico riferimento avanzato, visto l’indisponibilità dei nuovi arrivi, dovrebbe giocare Destro, giovane prima punta di movimento, con buone doti realizzative.

domenica 9 gennaio 2011

Milan-Udinese: E' tornato "Ringhio"

Messaggero Veneto, 9 gennaio 2011 
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta

Queste sono le partite belle da giocare. Sfidare il Milan primo in classifica a casa sua S. Siro, venendo da una vittoria convincente con il Chievo, ed una sufficientemente buona posizione di classifica. Tutti gli occhi puntati addosso con poco da perdere e molto da guadagnare, nel caso di uno stop alla capolista. Allegri sta facendo un gran bel lavoro. È riuscito ad entrare positivamente nel pianeta Milan ed ora come un gran direttore d’orchestra sta dirigendo con maestria un gruppo di musicisti composto da solisti fenomenali. Cosa assolutamente non facile, ma in questa squadra ci sono un gran numero di “capitani”, ed una delle chiavi ben sfruttate da Max, credo sia stata quella di assecondare ed allo stesso tempo imporre le giuste gerarchie, proprio come è necessario in un “orchestra” di fenomeni. Un’esempio su tutti l’importanza restituita a Gattuso, il giocatore in assoluto meno tecnico e tattico della squadra, ma “anima” e carattere in grado di tenere testa a chiunque, Ibra, Cassano… ed in caso anche Balotelli messi insieme!
FASE DI NON POSSESSO PALLA: Sembra essere stata acquisita la mentalità del tecnico per quello che riguarda il recupero della palla effettuato “di squadra”. Pressione immediata sui difensori  avversari in caso di palla persa da parte degli attaccanti, e distanze fra i reparti limitate e “giuste” in grado di consentire recuperi organizzati da parte di centrocampisti e difensori esterni. È molto raro ora vedere la squadra subire quelle “imbarcate” sulle ripartenze avversarie tipo Real Madrid di inizio stagione. Linea difensiva a quattro, che, se recupera la coppia centrale Nesta e Thiago Silva, può giocare anche con terzini della Primavera. A parte gli scherzi si stanno comportando molto bene e continuano a crescere Abate a destra e Antonimi a sinistra. Da verificare, invece, in mezzo al campo quanti “giovani” dovranno giocare di fianco alla qualità centrale del professor Seedorf. Strasser e Merkel, in caso di forfait di Gattuso, nella fondamentale sfida di centrocampo contro la gran mediana dell’Udinese, che, viste le possibili defezioni in casa Milan, proprio qui potrebbe far girare la partita a suo favore.
FASE DI POSSESSO PALLA: Qui veramente la bravura del tecnico è quella di rendere più semplice possibile lo “spartito”, per consentire la massima espressione dei fenomenali “musicisti”! La disposizione in campo è quella del 4-3-3, con il triangolo d’attacco invertito. Il vertice basso  del trequartista dietro le due punte, invece che il centravanti con le due punte larghe. Il concetto base, quello della verticalizzazione immediata alla punta, con l’appoggio al compagno a sostegno e le corse senza palla per gli inserimenti intorno al riferimento avanzato. Casualmente l’azione del goldi Strasser contro il Cagliari. Quando cominciano a venire i gol dei centrocampisti, vuol dire che lo sviluppo del gioco va bene. Se poi davanti hai Ibraimovich e Pato con Robino dietro, beh… pazienza. Anche perché, male che vada in panchina, probabilmente, c’è Cassano (chissà che serva).                   

mercoledì 5 gennaio 2011

Udinese-Chievo: OCCHIO A PELLISSIER L’ANIMA GIALLOBLÙ

Messaggero Veneto, 5 gennaio 2011
L'angolo del Tecnico
di Maurizio Trombetta

Tutt’altro che facile la ripresa del Campionato dell’Udinese in casa contro il Chievo. Da ammirare questa società relativamente “giovane”, snella e capace di mantenersi stabilmente ai massimi livelli del calcio nazionale grazie a un’organizzazione e una filosofia di lavoro con ingranaggi perfettamente oliati nei tre ruoli chiave. Il Presidente Campedelli che, pur affermando di «capire poco di calcio», è sempre presente. Sartori, il direttore sportivo, che trovi in giro su tutti i campi come un semplice osservatore. Pioli (con il suo staff), allenatore giovane, emergente e preparato, con precedenti esperienze nel settore giovanile della società. Il Chievo adotta uno schema 4-4-2 di base, scolastico nell’applicazione dei concetti di gioco, ma che l’allenatore riesce ad adattare in funzione delle caratteristiche della squadra avversaria con diverse disposizioni di centrocampisti e attaccanti.

DIFESA Reparto stabile. Hanno giocato quasi sempre gli stessi uomini. Sorrentino in porta a garantire sicurezza di rendimento, esperienza e grande personalità. L’unica alternanza di giocatori nel ruolo di terzino destro. Sardo, forse porta qualcosa di più in fase di spinta rispetto al più tecnico Frey. Centralmente Andreolli, prestante e sufficientemente veloce, e Cesar, più esperto e giocatore di posizione, formano una coppia ben assortita. Jokic a sinistra, al posto dello squalificato e finora inamovibile Mantovani, completa una linea difensiva piuttosto bloccata, mai sbilanciata, che tende ad arretrare difendendo molto bene con l’aiuto dello schermo di centrocampo. Potrebbe soffrire contro un gioco palla a terra con passaggi filtranti e inserimenti da dietro.

CENTROCAMPO E ATTACCO Un’analisi congiunta a testimoniare il comportamento univoco di tutti i giocatori, molto bravi a indirizzare l’inizio azione della squadra avversaria, per poi chiudere le linee di passaggio e di gioco con pressioni e scalate prestabilite. Possibile schieramento a rombo in mediana con Guana in mezzo, più portato all’interdizione per assorbire i movimenti del “Niño” da trequartista, con Rigoni e Marcolini, più regista il primo, maggior corsa, contrasto e attenzione tattica il secondo (possibile anche l’inserimento di Fernandes). Come trequartista Constant, ancora più forte come esterno, fisico, corsa e talento da grande squadra, ma ancora un po’ “superficiale” nei comportamenti e nelle scelte di gioco per il calcio italiano. Davanti il “mitico” Pellissier più uno fra Moscardelli (più probabile), capace di adattarsi a diversi ruoli di attacco, e Granoche, gran finalizzatore e opportunista. Ma è capitan Pellissier l’anima, il cuore, la rabbia di questo Chievo, giocatore forse secondo al solo Pippo Inzaghi per capacità di muoversi negli spazi in profondità per concludere a rete.

giovedì 23 dicembre 2010

Ammirevolmente Slowfootball

Io, Maurizio Trombetta uno dei fondatori/ideatori del movimento “Slowfootball” sto con Rafa Benitez.
Si lo so non è facile prendere una posizione precisa e definita, soprattutto in  questo momento in cui sono ancora in via di definizione le decisioni che riguardano la Società nerazzurra, reduce dal successo mondiale (assolutamente da rivedere la formula, il Mazembe non può essere considerata la squadra numero 2 al mondo), ma che sta attraversando un periodo particolarmente difficile e delicato.
Ma per ora, per il modo in cui si è comportato, in maniera professionale e con dichiarazioni anche abbastanza pacate dopo un periodo molto difficile, sto con l’allenatore.
E chiudo qui, senza altre argomentazioni, perché nel frattempo, purtroppo, è successo che è mancato Enzo Bearzot.
Ed allora a proposito di allenatori…
Grande Allenatore della Nazionale Campione del Mondo nell’82 in Spagna, quando io appena mi affacciavo alla carriera di calciatore, in un’estate che per me ha segnato il passaggio dalle fila del Settore Giovanile dell’Udinese a quelle del Catanzaro in Serie A.
E chi più  e meglio di lui può rappresentare lo spirito ed il sentimento “slowfootball”…!
Uomo di sport, friulano di origine,  capace di raggiungere enormi successi sportivi, anche e soprattutto in funzione di un comportamento basato su valori umani e fatto di relazioni interpersonali “forti”.
Non ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, ma leggendo i giornali di oggi naturalmente la commozione sale spontanea, nel ricordo di un uomo grande che è rimasto semplice.
Valori, rispetto, “gruppo”… alcune delle parole che ricorrono nei servizi e sugli articoli che lo riguardano in queste ore.
Perciò non credo sia giusto aggiungere nient’altro a ciò che dicono persone che lo hanno conosciuto e vissuto molto più di me, ma solo apprezzare e tenere sempre come preciso punto di riferimento mio personale (e perché no anche di tutta la categoria degli allenatori…), in quest’occasione, il suo modo di essere ammirevolmente… “SLOWFOOTBALL”.
Mandi “vecio”.

giovedì 16 dicembre 2010

Un finezza estetica di grande sostanza...

VSP of the week : Denis!
Comincia a diventare un abitudine… Ma probabilmente, essendo io un ex attaccante (fra l’altro non uno che facesse molti gol), sono più portato a tenere in considerazione i gesti tecnici dei giocatori di attacco.
Questa volta voglio segnalare come personaggio “slowfootball” della settimana, ancora una volta una punta ex Napoli: “El Tanque” German Denis.
Colpo di tacco in mezzo all’area di rigore, dopo un controllo su palla filtrante, a smarcare l’accorrente Di Natale per un appoggio in rete facile facile. Non un gesto tecnico difficilissimo, ma mi ha emozionato, per quello che ha rappresentato per il giocatore e per quello che ha significato il gol per la squadra. Il gol della vittoria, meritatissima per l’Udinese, ma non assolutamente facile per come si era messa la partita, con la Fiorentina in vantaggio nel primo tempo sull’unico tiro in porta. Una prima importante soddisfazione per Denis, reduce da infortunio, acquistato come giocatore importante, ma che sta facendo fatica ad imporsi in squadra. Non è certo un giocatore prettamente tecnico “El Tanque”, ma è stato bello vederlo fare una finezza estetica di grande sostanza, in quanto necessaria ed utilissima per permettere la conclusione facile per il compagno meglio appostato, fra l’altro a conclusione di un azione corale molto bella ed insistita.
Aveva già provato un colpo di tacco a metàcampo, dando prova di non essere un palleggiatore sopraffino ed al contempo di “strafare” un poco, dimostrando di volersi mettere in evidenza in modo forse eccessivo.
Aveva manifestato subito grande impegno e voglia di fare appena entrato in campo in sostituzione di Ashamoa, ma con troppa foga e qualche imprecisione. Spero che Denis si renda conto il più presto possibile di avere esattamente le caratteristiche adatte per diventare un beniamino del tifoso friulano: mettere in campo tutto quello che si ha, con il massimo impegno e dedizione per la “maglia”; pazienza se con qualche limite di morbidezza di piede. Io dico che è più forte del “Pampa” Sosa, che qualcosa qui ad Udine aveva fatto. E poi mi sembra che con Di Natale e Sanchez per quanto riguarda i “numeri” e le finezze tecniche l'Udinese non sia messo proprio malaccio…! Dunque Very Slowfootball persone of the week Denis e siccome siamo di Slowfootball aspettiamo le prossime sue magie...
Maurizio Trombetta

sabato 11 dicembre 2010

Udinese-Fiorentina: trovato l'equilibrio a centrocampo

Messaggero Veneto, venerdì 10 dicembre 2010
L'ANGOLO TECNICO
di Maurizio Trombetta

Scongiurata l’astensione dei giocatori, per fortuna si gioca. E tanto per cambiare, contro un avversario che è ricco di analogie con l’Udinese. La Fiorentina, un punto meno dei bianconeri, per qualità di organico anche lei potenzialmente subito dietro alle grandi del campionato, come il gruppo di Guidolin è alle prese con gli inevitabili problemi relativi al cambio di allenatore in un gruppo che è cambiato poco. Mihajlovich, dopo Prandelli, ha avuto un difficilissimo periodo in avvio di campionato, toccando anche il fondo della classifica. Brava la società che con l’allenatore ha avuto la forza e la pazienza di aspettare il recupero di giocatori importanti. Fra i tanti indisponibili per infortuni e vicissitudini varie, quelli che sicuramente sono stati decisivi per l’inversione di rendimento nel 4-2-3-1 viola, sono i recuperi in campo di Mutu e D’Agostino. La Fiorentina è una squadra che segna e subisce poco: come l’Udinese ha stesso numero di gol subiti e realizzati, a dimostrazione di un equilibrio ritrovato specialmente in quest’ultimo periodo di campionato.
lDIFESA Il portierone Boruc, capace di interventi strepitosi, ma anche di disattenzioni clamorose, ha davanti a se una linea a quattro composta da , Comotto (o De Silvestri), Gamberini, Koldrup e credo Felipe a sinistra. L’ottimo comportamento avuto nella situazione di emergenza delle ultime gare, dal giovane esordiente Camporese sul centro sinistra, potrebbe portare Mihajlovich a rinunciare a un po’ di esperienza in mezzo, permettendogli però così di dare un forte segnale di stimolo per gli altri giovani della “rosa”. La linea si comporta in maniera razionale e attenta in fase di copertura, facendosi difficilmente trovare fuori posizione. Con un’assetto simile, sarebbe naturalmente portata a spingere maggiormente in fascia destra visto che l’ex bianconero Felipe è un difensore centrale.

CENTROCAMPO Gran bell’equilibrio trovato nella cerniera arretrata con il duo Donadel-D’Agostino. L’ex udinese è l’unico in grado di dare il necessario apporto di qualità e geometrie di gioco, con la possibilità di accelerare o diminuire il ritmo, e di verticalizzare con il lancio lungo per gli attaccanti. Il capitano ci mette “cuore”, polmoni e contrasto in quantità. Concreta e attenta la fase di non possesso palla, completata dal trio Santana, Ljiajic e Vargas, pronti a tornare sotto la linea della palla, nei rari casi in cui non riescono a concludere l’azione.

ATTACCO A meno di un recupero in extremis di Gilardino, dovrebbe giocare Mutu come unico riferimento avanzato. Il rumeno è una classica seconda punta, ma con la classe che si ritrova sa ricoprire anche l’altro ruolo in maniera molto efficace. Risulta meno importante nella fase di costruzione della manovra, ma è in grado di essere ancora più letale nelle finalizzazioni. Santana a destra e Ljiac centralmente (ancora un po’ acerbo, ma gran talento), garantiscono dribbling e buoni inserimenti soprattutto palla al piede. Il rientro in squadra di Vargas ha portato corsa, conclusioni e cross insidiosissimi (capace di centrare anche con l’avversario in pressione stretta) anche dal lato sinistro.

martedì 7 dicembre 2010

Fabio Quagliarella: gol e sorrisi, entra fra i "VSP of the week"

E’ passata un’altra settimana di campionato. Di cui più della metà spesa giocando, dato che la quindicesima giornata è stata disputata nell’arco di quattro giorni, dal venerdì al lunedì sera. Non proprio in linea con i “vecchi valori tradizionali” stile slowfootball, delle partite giocate tutte in contemporanea, come succedeva una volta. All’estero è già un’abitudine, come mi sono accorto due anni fa nella mia esperienza in Romania. E’ la legge imposta dalle Televisioni, il futuro va in questa direzione. E’ certamente meno “romantico”, ma secondo il mio giudizio non così terribile come si potrebbe pensare. Voto ? Ancora insufficiente, “da rivedere”.
Altra settimana e altro bomber napoletano che mi piace segnalare come personaggio “slowfootball”. Si tratta di Fabio Quagliarella, per l’innegabile bellezza e varietà con cui ha segnato tre splendidi gol nella vittoria per 3 a 1 della Juve a Catania. Uno dei quali, tra l’altro il più difficile per esecuzione, al volo di piatto sinistro con tecnica e coordinazione sopraffina, ingiustamente annullato. Naturalmente anche perché non sicuro al 100% del fatto che la palla fosse realmente entrata in porta, lui non si è perso in tante proteste e nel giro di un quarto d’ora ne ha fatti altri due altrettanto belli. Un sinistro quasi chirurgico, dopo controllo a seguire perfetto dentro l’area di rigore, e un tiro da fuori area di destro, “sorprendente”, se non fosse che lui ci ha abituati a soluzioni simili. Bello il messaggio per i ragazzini, che guardano a Quagliarella come a un esempio, di accettare anche i possibili errori di valutazione da parte dell’arbitro, rimboccandosi le maniche per fare ancora meglio, invece che “piagnucolare” rifugiandosi in inutili lamentele, come purtroppo tanti giovani sono sempre più abituati a fare…
Come belle e scherzose sono state le parole durante l’intervista “a caldo” fra il primo ed il secondo tempo (non è facile essere rilassati e sereni trenta secondi dopo il fischio dell’arbitro…), quando ha considerato ironicamente che in ogni squadra in cui gioca lui, si vada sempre in cerca di un bomber. Come se lui fosse uno che non segna…!
VSP: “Very Slowfootball People”, per l’estetica dei gesti tecnici e per il comportamento davanti al microfono.
Citazione d’obbligo anche per i tifosi dell’Udinese. E per i tifosi di tutte quelle squadre come il Parma, con cui organizzano il Terzo Tempo eno-gastronomico, come ho letto che hanno fatto in Emilia. E’ in assoluto il comportamento slowfootball per eccellenza. Mi par di capire che meriterebbero il premio più o meno quasi ogni settimana…!

sabato 4 dicembre 2010

Parma-Udinese: E' un -4-3-3 atipico

sabato 4 dicembre 2010 - Messaggero Veneto
L'angolo tecnico
di MAURIZIO TROMBETTA
La trasferta di Parma potrebbe rappresentare un buon test per poter effettuare un primo parziale bilancio della stagione bianconera. Gli emiliani hanno ha otto punti in meno rispetto alla passata stagione e l’Udinese ne ha “solo” due in più. Non credo che basti il pur importantissimo “scambio” di allenatori sulle panchine della rispettive squadre per spiegare questo cambio di rendimento, attualmente parziale, delle due compagini. Penso sia anche dovuto a una evidente miglior qualità di organico da parte dell’Udinese e, sicuramente, a una maggior esperienza e stabilità di struttura della società bianconera. La sicurezza dimostrata da Pozzo nel necessario periodo di adattamento della squadra al nuovo allenatore, ha certamente avvantaggiato Guidolin rispetto a quanto avvenuto per Marino a Parma da dove si è ripartiti da un “atipico” 4-3-3.

DIFESA Disposta a quattro da destra a sinistra con Zaccardo, Paletta, Lucarelli e Antonelli (o Gobbi), non brilla certo per agilità di movimento e capacità di adattamento a situazioni tattiche impreviste. La linea si comporta in maniera corretta alzandosi e abbassandosi in contemporanea, forse un po’ troppo ”a zona”, lasciando quindi a volte troppa libertà agli attaccanti avversari, soprattutto sui movimenti in verticale sia dentro che fuori dalla linea. Maggiore spinta in fase di costruzione del gioco col terzino di fascia sinistra.

CENTROCAMPO In mezzo “comanda” Dzemaili, una specie di carrarmato davanti alla difesa, lento ma di sostanza nel recupero palla, con due mezzali di caratteristiche diverse. Candreva, probabilmente un po’ troppo “fenomeno” per questa Udinese di Guidolin già così ben messa a centrocampisti agisce a sinistra, Morrone, uomo semisconosciuto al grande pubblico, ma anima e sostanza del Parma, a sinistra. Lui sì era un uomo che Guidolin avrebbe voluto a Udine se non ci fosse già stato un certo signor Pinzi.

ATTACCO A questo reparto si riferiva il termine “atipico” del 4-3-3 di Marino, soprattutto per le caratteristiche di Giovinco, che partendo dalla sinistra, ha la libertà di accentrarsi e di comportarsi un po’ a suo piacimento dando un tocco di fantasia ed imprevedibilità, oltre che di pericolosità, nelle conclusioni dalla zona di centro-sinistra. Al centro il mai domo Crespo abilissimo nel chiudere le azioni sul cross soprattutto con movimenti di anticipo sul primo palo sia di testa che di piede. A completare il trio a destra Angelo una tipica ala di corsa e potenza, non gran dribbling, ma ottima capacità di cross in corsa, il “pane” ideale per le conclusioni di Crespo o gli eventuali inserimenti del centrocampista di parte opposta.

martedì 30 novembre 2010

Very Slowfootball Person of the week : Totò Di Natale

Un personaggio, un episodio, una situazione che caratterizza il fine settimana in sintonia con la filosofia “slowfootball”...
Cerchiamo di riconoscere e di individuare l’avvenimento della settimana calcistica che meglio si sposa ai valori di sportività, lealtà, bellezza estetica e gusto del piacere del gioco del calcio.
Anche se sfogliando i giornali e vedendo le immagini trasmesse dalle televisioni che seguono le partite, è purtroppo decisamente più facile trovare spunti che vanno nella direzione esattamente opposta a questa filosofia slow, “take it easy”…
Per questa settimana, pur avendo immensamente apprezzato il magnifico spettacolo fornito dal Barcelloona contro il Real Madrid (uno stile di gioco fantascientifico in entrambe le fasi di gioco), mi piace sottolineare il comportamento di Di Natale, tre gol in Udinese – Napoli, 3 – 1 di domenica scorsa allo stadio Friuli.
Totò, napoletano verace che realizza tre reti contro il suo Napoli e non esulta, certo mi fa pensare quasi un po’ ad una “sceneggiata” di cui i partenopei sono, appunto, maestri assoluti.
E certo un po’ di predeterminazione nel suo comportamento ci sarà senz’altro. Ma io Totò un po’ lo conosco, e so quanto sia istintivo (grazie a Dio…) quando è in campo, col pallone tra i piedi, e quanto “gode” a fare quelle sue giocate fenomenali che noi Friulani abbiamo la fortuna di poter vedere dal vero.
Perciò mi scappa un po’ da ridere a pensare cosa può aver provato sul secondo gol, quello che lui stesso ha definito il più bello della sua carriera (e c’è di che scegliere, in quanto a bellezza nei gol che Totò ha fatto in carriera…).
Beh, credo che debba aver fatto uno sforzo davvero immenso per rimanere fermo immobile, senza poter correre come un bambino per tutto il prato, per festeggiare una simile prodezza.
Ha sicuramente speso più energie (trattenersi, impassibile senza far esplodere la gioia che provava dentro…) che in tutto il resto della partita.
Stop perfetto del pallone che gli proviene dalla sinistra, visione della porta e del portiere, calcio da fermo di esterno collo destro con traiettoria a rientrare nell’incrocio opposto, là dove solo un miracolo avrebbe potuto consentire ad un portiere umano di evitare il gol.
Ero presente allo stadio Friuli e quando ho visto accadere tutto questo ho provato un senso di piacere profondo, che mi ha fatto realmente emozionare.
Forse perché conosco Totò, e sapendo come è fatto, ho piacere per lui; forse per il brivido piacevole che ho provato e che raramente mi capita ormai di sentire sui campi di calcio, ma credo che Totò Di Natale meriti ampiamente il Premio SLOWFOOTBALL di questa settimana.
E credo proprio che Totò Di natale sia un personaggio assolutamente “non male”…, per tenere a battesimo questa nuova iniziativa SLOWFOOTBALL.

Buon Calcio a tutti,
Maurizio Trombetta

sabato 27 novembre 2010

Udinese-Napoli: intensità e velocità

Messaggero Veneto - Sport
sabato, 27 novembre 2010
L'angolo del tecnico
di Maurizio Trombetta


Il Napoli terzo in classifica e che non ha giocato durante la settimana, il Napoli con il miglior rendimento in assoluto fuori casa, e dei cinque punti rimediati nei secondi tempi delle partite sin qui giocate. Difficile che il mio amico Walter Mazzarri, trovi anche solo uno spunto per “piangere” (come credo faccia un po’ troppo spesso…) in vista della partita di Udine. Un lungo elenco di qualità che rendono la squadra partenopea, disposta con un 3-4-3 definito sempre più a immagine e somiglianza del suo allenatore, un test a mio avviso ancora più difficile ed impegnativo della trasferta di Roma. Penso che questo Napoli sia l’unica squadra in Italia in grado di competere con l’Udinese di Guidolin per quanto riguarda intensità di gara e accelerazioni di gioco. A parità di alto ritmo di gioco delle squadre in campo, credo poi che l’Udinese possa attualmente vantare qualcosa in più a livello di ricambi con giocatori di qualità, da sfruttare nel corso della gara.
DIFESA Sicuramente pesante l’assenza di capitan Cannavaro, la disposizione a tre con Santacroce, Cribari e Campagnaro, potrebbe mancare un po’ di peso e sostanza nel duo di centrodestra. Movimenti dei tre a scappare fino a che non viene ricomposta la linea a cinque, con l’abbassamento dei due esterni di centrocampo. In situazione di superiorità numerica, invece, i difensori escono aggressivi sulla punta che viene incontro, con la sicurezza comunque della copertura a quattro.
CENTROCAMPO Qui c’è il “fulcro” della squadra che permette di caricare a molla l’enorme potenziale dell’attacco. In fase di non possesso grande pressione sulla palla con Gargano e Pazienza (o Yebda) abilissimi a scalare in avanti in zona centrale, coadiuvati in questa azione dalle corse in recupero (sempre!) di due fra le tre punte. Lateralmente Maggio a destra e Dossena a sinistra completano l’opera in fase di recupero, per poi partire come veri e propri “treni” con scatti anche di quaranta metri per ricevere palla in fascia. Impressionante come una volta riconquistata palla, i movimenti di tutti i giocatori e le traiettorie di palla siano quasi esclusivamente in verticale.
ATTACCO Curioso definire in numeri l’attacco del Napoli. Può essere rappresentato da tutte le combinazioni possibili fra 0 e 3… Nessuno che dà un punto di riferimento unico avanzato, e comunque non centrale (Cavani preferibilmente sul centro destra, Lavezzi o Hamsik a sinistra), tutti e 3 capaci di giocare da trequartista o seconda punta e comunque di ripiegare a centrocampo in fase di non possesso, rendendosi così meno marcabili in fase di ripartenza. Poi Lavezzi è devastante per quantità e qualità con palla al piede, (credo che Guidolin si riferisca a qualcosa di simile quando prevede un futuro da “numero 1” di “el Nino” come trequartista). Hamsik è il campione mondiale di verticalizzazioni con tempi di inserimento “a rimorchio” fantastici. Cavani è dotato di una progressione e di doti realizzative di livello assoluto.

domenica 14 novembre 2010

Udinese-Lecce: Dietro difetta di esperienza

Messaggero Veneto, sabato 13 novembre 2010
di MAURIZIO TROMBETTA
Ha solo due punti in meno dell’Udinese il Lecce dell’ex De Canio. Spaventoso, però il ruolino di marcia della squadra pugliese fuori casa, dove, finora, sembra quasi solo aver partecipato alle prestazioni avversarie. Due soli i gol segnati nell’unico pareggio esterno a Palermo (2-2), segnale evidente di una certa mancanza di personalità dovuta senz’altro alla giovane età e alla poca esperienza nel campionato di Serie A della maggior parte dei giocatori componenti la rosa. L’impostazione sarà quella di una condotta di gara forte e di carattere, ma anche attenta e al limite paziente, per approfittare delle possibili disattenzioni degli avversari e poter quindi porre la partita sui giusti binari, nel rispetto della differenza di valori delle due formazioni in campo. De Canio sta cercando di dare forza , convinzione e risultati al gruppo per mezzo di una disposizione in campo col modulo 4-3-2-1 che poi si trasforma in un effettivo 4-1-4-1.
FASE DI NON POSSESSO 
Due linee di difesa e centrocampo disposte a quattro con Giacomazzi che agisce in mezzo ad esse come un vero e proprio “libero” davanti alla difesa. Non partecipa alla pressione sulla palla, con relative coperture, che gli altri centrocampisti portano diligentemente sul portatore, ma resta solamente in zona centrale a fornire uno schermo protettivo ai due difensori centrali. Questo evidentemente per consentire a Rispoli, Gustavo, Giuliatto e Brivio o Mesbah, (le poche presenze a livello di Serie A del quartetto fanno ben capire qualche limite di qualità ed esperienza), di pensare quasi esclusivamente alla copertura della palla in profondità. Soprattutto i due centrali possono così evitare di cercare l’anticipo sul movimento incontro delle punte avversarie con il rischio di sguarnire la linea di difesa. Il comportamento eccessivamente “a zona”, senza le necessarie marcature strette “a uomo” in area di rigore sui cross, potrebbe essere un fattore da sfruttare da parte degli attaccanti friulani.
FASE DI POSSESSO 
L’unica punta avanzata potrebbe essere Corvia, l’alternativa Ofere, giocatore più fisico, con quattro centrocampisti più o meno offensivi pronti a inserirsi a turno per andare a concludere l’azione o servire il centravanti in mezzo all’area. Di Michele, gioca a destra, ma è decisamente più pericoloso a sinistra da dove giunge alla conclusione con maggior naturalezza, con Munari, Oliveira e Vives o Mesbah, tutti comunque in grado di fare gol, chi con maggiori doti tecniche, chi con la corsa in fase di inserimento. Il tutto sapientemente orchestrato dal play-maker Giacomazzi, gran piede per il lancio di cinquanta metri, che corre poco, ma fa viaggiare la palla ed i propri compagni.

martedì 9 novembre 2010

Catania- Udinese: tattica e fisicità

Messaggero Veneto - 9 novembre 2010
L'angolo del Tecnico
di MAURIZIO TROMBETTA
Il Catania è una squadra tosta e quadrata, una sorta di “multinazionale Sudamericana” allestita da Lo Monaco (direttore sportivo con passato all’Udinese). Giampaolo si può permettere di mettere in campo giocatori di chili e muscoli che, uniti all’agonismo “siculo/argentino” del gruppo, sono in grado di mettere in difficoltà qualsiasi tipo di avversario. La gestione dei vari acciacchi e infortuni che si stanno accumulando in questo periodo di impegni ravvicinati e la possibilità di ricambi di qualità nei rispettivi organici da parte dei due allenatori, saranno probabilmente fattorideterminanti per l’andamento della gara.
FASE DI NON POSSESSO
A prescindere dal modulo di gioco adottato, Giampaolo definisce ed organizza i movimenti difensivi di tutti i giocatori, probabilmente fisioterapisti e magazzinieri compresi...! A parte gli scherzi, è particolare l’atteggiamento tenuto dalla linea di difesa. I quattro difensori, potrebbero essere da destra a sinistra, Alvarez, Bellusci, Silvestre e Marchese, guardano e si comportano esclusivamente in funzione della palla, senza quasi considerare i movimenti degli altri giocatori, salendo o “scappando” infunzione della situazione di gioco. Importantissima l’attenzione ai tempi giusti nei movimenti di inserimento da parte degli attaccanti dell’Udinese, per sfruttare al meglio a proprio vantaggio questo particolare atteggiamento difensivo. Due mediani di sostanza davanti alla difesa sono la caratteristica prediletta dall’allenatore siciliano. Biagianti, se disponibile per la partita, è il giocatore in grado di spostare gli equilibri della squadra in entrambe le fasi di
gioco. Il resto del reparto potrebbe essere completato da Izco, Ledesma e Mascara sempre molto attenti nell’applicazione dei meccanismi di pressione e coperture reciproche. In porta Andujar, che dopo quattro anni di apprendistato in Italia garantisce ora un rendimento e grado di affidabilità adatto alla Serie A.
FASE DI POSSESSO
Grande cura e attenzione viene posta anche nei sincronismi dei movimeti degli attaccanti e in generale di tutti i giocatori che partecipano allo sviluppo della manovra. Ricchiuti trequartista sul centrosinistra, oppure Gomez, garantiscono insieme a Mascara estro e imprevedibilità, grazie alla loro capacità di alternarsi molto bene negli inserimenti con e senza palla al piede. A destra lo sviluppo del gioco è invece caratterizzato maggiormente dallo strapotere fisico di Izco e dai movimenti nello spazio dell’unica punta di ruolo prevista dal sistema di gioco. Potrebbe essere Maxi Lopez, gran finalizzatore, ritrovato domenica scorsa dopo un infortunio, oppure Antenucci o Morimoto, tecnici e veloci, comunque un attaccante di movimento abile negli inserimenti nello spazio per ricevere palla sulla corsa.

domenica 31 ottobre 2010

Bari-Udinese: sfida tattica, decisivi i Mister

Messaggero Veneto - sabato 30 Ottobre 2010
L'angolo del Tecnico
di MAURIZIO TROMBETTA

L’insidiosa trasferta con il Bari dei molti ex per continuare il cammino di crescita intrapreso dall’Udinese. C’è da aspettarsi una sfida molto interessante a livello tattico tra due allenatori che pongono un’attenzione maniacale a questo aspetto.Ventura è capace di ripetere in maniera ossessivamente schematica lo sviluppo dell’azione, Guidolin è abile a modellarsi sulle caratteristiche della squadra avversaria per limitarne le potenzialità, ponendo così le basi per sfruttare poi al meglio le qualità dei suoi giocatori.
La partita di Coppa Italia giocata un giorno e mezzo dopo rispetto all’Udinese, l’atmosfera calda dello stadio San Nicola, l’opposto rendimento nelle ultime tre di campionato (tre vittorie i friulani, tre sconfitta i pugliesi), sono i fattori che possono influenzare l’andamento dell’incontro. Il modulo adottato dal Bari può essere tranquillamente definito 4-2-4, visto il comportamento univoco delle tre linee di gioco e dei giocatori che le compongono con movimenti particolarmente coordinati in entrambe le fasi di gioco.
FASE DI NON POSSESSO
Dieci uomini sotto la linea della palla! Questo l’ordine immediato una volta persa la sfera per i giocatori di Giampiero Ventura. Probabilmente anche per ovviare alle non fenomenali qualità prettamente difensive della linea dei quattro dietro. Da sinistra a destra Salvatore Masiello (ex trequartista o esterno alto, passato anche se in maniera fugace per Udine), Parisi (terzino di spinta fino ad inizio stagione), Andrea Masiello e Belmonte, unici due difensori di ruolo. In porta Gillet, un vero “gatto” fra i pali, meno abile, invece, nelle uscite. L’abbassamento della linea oltre a permettere gli aiuti reciproci dei difensori, limita lo spazio tra portiere e difesa sui cross. I quattro attaccanti si comportano come una linea di centrocampisti con pressione sulla palla e relative coperture, i due mediani lavorano soprattutto sulle traiettorie di palla e sul recupero dei “rimbalzi” in zona centrale, lasciando il compito dei raddoppi in fascia agli esterni d’attacco.
FASE DI POSSESSO
Si parte naturalmente dal famoso “giro palla” sulla linea dei difensori, per attirare i giocatori avversari in pressing nella propria metàcampo, e liberare più spazio possibile alle spalle della linea di difesa della squadra opposta. La disposizione avanzata con Alvarez o Rivas a destra, Ghezzal a sinistra e la coppia Barreto e Kutuzov/Castillo davanti, permette poi delle accelerazioni impressionanti. Gli esterni lasciati appositamente larghi per consentire i fondamentali movimenti dei due attaccanti centrali in spazi più ampi possibile.
La coordinazione ed il sincronismo del semplice movimento “corto/lungo”, con spettacolare applicazione del “velo”, per permettere poi lo sviluppo azione con palla a terra e gli inserimenti anticipati degli esterni in profondità sulle fasce. Fondamentali naturalmente nello sviluppo di gioco i due mediani, un altro ex udinese, Almiron e il friulano Donati, sempre abili a trovare le soluzioni prestabilite per sfruttare la velocità e la grande tecnica degli attaccanti.

lunedì 25 ottobre 2010

Palermo-Udinese

L'angolo del tecnico
Messaggero Veneto

sabato, 23 Ottobre
di MAURIZIO TROMBETTA

Ecco il Palermo del presidente Zamparini per l’Udinese. Quella siciliana è la società che sta seguendo meglio di tutte la strada intrapresa prima di tutti in Italia dai Pozzo: investimenti su giovani talenti, nella maggior parte dei casi semi-sconosciuti e stranieri, da valorizzare e rivendere con ricavi anche consistenti, ma con crescita continua del livello di prestazione della squadra. Impressionante la “batteria” di giocatori di gran qualità delle classi ’88 ’89 e ’90, una delle rose che, come l’Udinese, è composta più o meno per la metà di stranieri, di cui la gran parte “titolari”. Da verificare l’eventuale contraccolpo psicologico della batosta subita in Uefa League, ma comunque da tenere in considerazione che non erano presenti, e quindi hanno “riposato” per il campionato, giocatori fondamentali come Sirigu, Munoz, gli sloveni Bacinovic e Ilicic e Pinilla. Rossi ha trovato la quadratura del cerchio con l’utilizzo del modulo 4-3-2-1 che gli consente di sfruttare al meglio le caratteristiche degli 11 che sta schierando, e di poter mettere a frutto le sue grandi capacità di lavorare sui tempi di gioco e di inserimento.

DIFESA Come evidenziato in settimana anche da Zamparini è il reparto che manifesta ancora le maggiori carenze. I due esterni Cassani a destra e Balzaretti a sinistra garantiscono una spinta di livello assoluto, ma entrambi per caratteristiche intrinseche non sono particolarmente portati per la fase prettamente difensiva. La squalifica di Bovo costringerà l’allenatore a far giocare Munoz e Goian, una coppia di centrali che soffre in maniera evidente nell’ uno contro uno.

CENTROCAMPO Qui sta la vera forza del Palermo. L’inserimento di Bacinovic in mezzo, certamente meno classe di Liverani, ma tempi di gioco più rapidi e tanta corsa e contrasto, affiancato da due “cagnacci” come Migliaccio e Nocerino (quest’ultimo anche un bel piede), fanno del reparto una solida base su cui poter poi innestare le fenomenali doti di quelli davanti. Il recupero palla viene effettuato di squadra, senza un pressing asfissiante, nella propria metàcampo, a volte abbassandosi anche un po’ troppo, permettendo però così ampi spazi per le ripartenze.

ATTACCO La formula 2 + 1 è costituita attualmente da Ilicic, caratteristiche più da centrocampista, con facilità di corsa e impressionante conclusione da fuori e da Pastore, classe ’89, fisico all’apparenza mingherlino, con accelerazioni già devastanti nello stretto, figurarsi quando può giostrare negli spazi, giocatore che si sta affermando a livelli da fuoriclasse già alla seconda stagione in Italia. Unica punta Pinilla (non a caso inseguito a lungo anche dall’Udinese), capace di far salire la squadra, ma anche di triangolare palla a terra in special modo con Pastore, più adatto per caratteristiche di gioco rispetto all’alternativa Hernandez, altro interessantissimo giovane, più veloce e pericoloso sulle palle in profondità, ma meno capace di giocare per la squadra.